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Tag Archives: tempo

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Booktrailer:

Intervista di Paolo Restuccia:
http://www.omero.it/omero-magazine/interviste/ilaria-palomba-siamo-tutti-virus/

Recensione su CheDonna.it:
http://www.chedonna.it/2015/03/19/libri-homo-homini-virus/

Intervista su Radio Città Futura:

Il booktrailer di Homo homini virus su Antinoya:
http://www.antinoya.it/un-tuffo-nel-mondo-della-performance-art/

Recensione su NotiziaOggi, giornale di Vercelli, 30/03/2015

Intervista di Filippo La Porta su Wikicritics:
http://www.wikicritics.com/ilaria-palomba/
“Ilaria Palomba viene ritratta sul Web come “una bionda dark lady dall’anima punk-rock”, e il suo notevole esordio letterario – Fatti male, uscito nel 2012– è definito “romanzo di perdizione”. Ce ne è abbastanza per farne un personaggio spettacolare e intrigante, tutto virato sulla Retorica della Trasgressione. In realtà Ilaria, nata a Bari nel 1987, è una scrittrice di talento, ha uno stile personalissimo, che fonde registro diaristico, meditazione filosofica e racconto dal ritmo incalzante, cinematografico.”

Recensione di Paolo Restuccia su Succedeoggi:
http://www.succedeoggi.it/2015/04/il-romanzo-del-corpo/
“Insomma è più vicina di quanto possa sembrare a un autore che dichiara di amare molto, Michel Houellebecq, con il quale ha in comune la critica radicale della società vista come strumento di sopraffazione che porta al sacrificio chi non cede al suo nichilismo amorale e condanna gli altri a farsi carnefici o indifferenti.”

Recensione di Ilaria Oriente su Stile, il blog de La Stampa
http://www.stile.it/divertirsi/tendenze/articolo/art/body-art-e-potere-dei-media-homo-homini-virus-id-20066/
“Giocando con l’alterazione dell’espressione latina ‘homo homini lupus’ il titolo del romanzo evoca la concatenazione di incontri, di rapporti, di rappresentazioni che la società moderna tramuta in potenziali discese all’inferno. I media e la loro capacità di strumentalizzare sono protagonisti del romanzo tanto quanto i suoi personaggi, così come il mondo dell’arte performativa, che l’autrice conosce grazie all’esperienza diretta.”

Recensione di Lyly Dark su TempiDispari:
http://www.tempi-dispari.it/2015/04/14/homo-homini-virus-il-nuovo-romanzo-di-ilaria-palomba/
“Una storia di passioni ossessive, cinici tradimenti, taglienti affondi ed elettiva complicità. Angelo spreca il suo talento nello spietato mondo del giornalismo. Iris cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art entrambi ansiosi e tormentati da un disperato bisogno di riconoscimento. Un empatico psichiatra ripercorre la loro complice, inarrestabile caduta nel delirante abisso in cui da vittime si eleggono a carnefici. L’autenticità non risiede nella gloria, ma nel rischio che si è disposti a correre per la propria verità.”

Stralcio della delirante intervista di martedì 21 aprile su Radio kalashnikov – Radio Popolare – con Alexandro Sabetti, Hermes Leonardi, Claudio Milo:

Articolo di Arturo e Arianna Belluardo sulla prima presentazione di Homo homini virus da Giufà:
http://www.omero.it/omero-magazine/bella-di-papa/corruption-of-the-innocent-ilaria-palombas-hhv/
“Il 16 aprile sono andato con mia figlia Arianna, 13 anni, alla presentazione del romanzo di Ilaria Palomba, Homo Homini Virus, alla Libreria Giufà di Roma. Ero molto curioso di sapere cosa le fosse arrivato delle parole di Ilaria, di Paolo Restuccia, di Simona Baldelli e di Giorgio Patrizi. E soprattutto, della perfomance della body artist, Tiger Orchid. Le ho chiesto quindi di scrivere una cronaca per Mag O.”

Intervista di Marilù Oliva su Libroguerriero:
https://libroguerriero.wordpress.com/2015/04/27/ilaria-palomba/
“Una delle arti da cui è attraversato il romanzo (oltre a quella, inseguite e mai braccata, del giornalismo e della sopravvivenza) è quella della body art, incarnata da Iris, che è pura rivolta, istinto selvaggio, “gioca con il sangue come fosse un colore a olio e la sua pelle una tela da profanare”. La mia sensazione è che Iris sia metafora anche di altro: anelito di libertà, comunione con l’altro, passione.”

Recensione di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/30/libri-dentro-le-traiettorie-di-bianchi-la-scrittura-del-corpo-di-palomba-la-lampada-di-curtis/1633417/
“Un romanzo carnale, capace di descrivere la degenerazione dell’epoca contemporanea in una città eterna come Roma, ormai abbruttita dal rigurgito della globalizzazione. Una prosa asciutta, diretta, senza fronzoli. Si tratta de Homo homini virus di Ilaria Palomba (Meridiano Zero), la storia di un giovane pugliese arrivato nella capitale con il sogno quasi fanciullesco di diventare una grande firma del giornalismo che si occupa di musica e si ritroverà nel vortice di un mondo a lui sconosciuto, quello della body art, un mondo che inizialmente disprezza, ma che imparerà ad amare dopo l’incontro con una selvaggia performer che usa il proprio sangue come inchiostro.”

lacroce
Recensione di Flaminia Naro su La Croce del 5/5/2015

Recensione di Valentino Colapinto su LSDmagazine
http://www.lsdmagazine.com/homo-homini-virus-ilaria-palomba-racconta-il-degrado-sociale-contemporaneo-nel-suo-ultimo-romanzo/22568/
“Homo homini virus è un romanzo di (de)formazione, un’allucinata discesa negli inferi, raccontata a più voci tramite il dialogo di Angelo col suo psicanalista e il visionario diario di Iris. Pagine crude e cupe, che dissezionano senza misericordia alcuna lo squallore esistenziale dei nostri tempi, in cui l’umanità sembra essersi degradata in un morbo contagioso e distruttivo, un virus per l’appunto.”

Recensione di Stefano Savella su Puglia Libre:
http://www.puglialibre.it/2015/05/homo-homini-virus-di-ilaria-palomba/
“I contatti tra il mondo del giornalismo (ad eccezione di quello specializzato) e il mondo della body art non sono particolarmente consueti. Il primo fagocitato dalla cronaca, dalla bulimia di notizie; il secondo chiuso spesso in teatri off, in contesti metropolitani frequentati da un circolo ristretto di persone interessate. Ad Angelo, un giovane pugliese trapiantato a Roma, spetta un po’ per caso il difficile compito di avvicinare la carta stampata al racconto di performance estreme, ideate e messe in opera rigorosamente fuori dagli schemi. Il punto di congiunzione tra i due mondi sarà rappresentato da Iris, una ragazza che nelle sue esibizioni supera quanto già sperimentato dalla madre della body art, Marina Abramovic, ferendosi e mettendo a disposizione il proprio corpo in scena, per dimostrare che «il sacrificio spezza l’individualità umana, quel fottuto ego che tanto ci angustia. Il sacrificio dell’innocente non è un castigo: è illuminazione, coincide con la libidine più estrema, in ultimo con il Nirvana.”

Recensione di Francesco Greco sul Giornale di Puglia
http://www.giornaledipuglia.com/2015/05/dai-lupi-ai-virus-la-perdita.html
“E dunque “Homo Homini Virus” cita l’underground americano (echi di Kerouac) e si riallaccia ai lupi di Hobbes, Bacone e tanti altri e a quelli, ultimi, della steppa di Hesse: stessa alienazione e solitudine cosmica, leopardiana, stessa rabbia sterile, disperata, stessa impotenza, rassegnazione rispetto ai destini toccati in sorte. E traccia un solco fra prima e dopo. Dopo averlo letto, non saremo più gli stessi proveremo nausea e noia per i romanzetti che ci assediano. E’ bene dirlo prima. Non perché la scrittrice ha trovato una sua koinè, come pure è, ma perché è stata impietosa, senza alibi: non ha taciuto nulla, a se stessa e alla pagina. Niente rimozioni, autocensure. E’ risalita all’etimologia primitiva della parola, del senso, della vita: al Big-Bang. Questo si prefiggeva, questo ha fatto.”

14 maggio Repubblica e La Gazzetta del Mezzogiorno parlano della presentazione di Homo homini virus presso La Feltrinelli di Bari con Vincenzo Susca, Claudia Attimonelli, Miguel Gomez.

Recensione e intervista di Luca Piccolo su Word Social Forum:
http://wordsocialforum.com/2015/05/20/homo-homini-virus-il-contagioso-romanzo-di-ilaria-palomba/
“Le sconfitte di Angelo, i suoi occhi curiosi e rabbiosi ci danno modo di osservare attivamente l’ambiente e la società in cui ora stiamo vivendo: lo spietato mondo del giornalismo, la lotta contro il proprio simile, il senso di non-appartenenza a ciò che si manifesta al di fuori, la finzione dei nostri simili, la vittima sacrificale, la continua ricerca dello scandalo e il conseguente facile-fraintendimento, la mercificazione dell’Arte… Iris, con la sua femminile “passività” (in senso mistico) ci permette di ricevere e vivere fisicamente la dimensione psichica e artistica della protagonista.”

Recensione di Antonella Marino su Premio Lum:
http://premiolum.it/articolo/homo-homini-virus-le-pulsioni-estreme-del-romanzo-di-ilaria-palomba
“Una discesa negli abissi della psiche, lì dove l’ancoraggio al corpo come “ultimo baluardo dell’umano” confina con il desiderio di negarlo e oltrepassarlo, l’erotismo vira verso il sacro, ed errore e orrore, vittima e carnefice, perversione e innocenza, caduta e salvezza, vita e morte finiscono per coincidere.”

Recensione di Raffaello Ferrante su Mangia Libri:
http://www.mangialibri.com/libri/homo-homini-virus#sthash.V5PWDWqv.dpuf
“Con una scrittura sempre lucida e affilata, la Palomba tratteggia attraverso le voci di Angelo, agnello sacrificale del suo professore di giornalismo d’assalto Paolini e i diari di Iris, performer di body art che dietro la voglia di emergere nasconde ferite mai rimarginate, una società e una realtà per niente consolante e consolatoria, uno stato di natura dove a vincere sono solo l’egoismo e la sopraffazione e persino l’amore, l’arte, l’amicizia, il lavoro, non sembrano essere altro che effimeri, vacui e consolatori strumenti di sopraffazione altrui.”

Servizio di Daniela Mazzacane su TgNorba24:

Recensione di Massimo Onofri su La Nuova Sardegna:
Articolo Nuova Sardegna
“Com’è possibile che una scrittrice nemmeno trentenne viva già il privilegio e la disgrazia d’uno sguardo così lucido e disperato? D’un così acuto male di vivere? Non bastano il talento – indubbio – l’intelligenza e la cultura a spiegarcelo. Ci voleva un grande candore per guardare in faccia gli occhi di medusa della propria gioventù.”

Recensione e intervista a cura di Toten Schwan per la fanzine Tritacarne:
http://www.mediafire.com/download/zg73bq9bheq89r5/%5BDIECI%5D.pdf
“ANSIA E FRUSTRAZIONE PER LE PREVARICAZIONI SOCIALI SONO SOLTANTO LE PRIME SENSAZIONI CHE SI IMPADRONISCONO DI NOI MENTRE FACCIAMO LA CONOSCENZA DEI PERSONAGGI CHE INSANGUINERANNO COI LORO SENTIMENTI E LE LORO [RE]AZIONI LE OLTRE TRECENTO PAGINE VERGATE DA ILARIA. IL MONDO DELLE PERFORMANCE ARTS E’ SOLO IL LUOGO CHE OSPITA IL VISSUTO E NON L’ELEMENTO FONDANTE DEL ROMANZO. SIAMO DI FRONTE INFATTI AD UNA DENUNCIA SOCIALE CHE HA COME MIRA LA PERDITA DI UMANITA’ ORMAI DILAGANTE ED INARRESTABILE. E’ UN LIBRO DI DENUNCIA, NON UN EROS BOOK ANCHE SE A TRATTI QUALCUNO POTREBBE PENSARE IL CONTRARIO.”

Commento di Caterina Arcangelo e stralcio di Homo homini virus pubblicato su FuoriAsse:
fuoriasse.hhv

Commento di Nicola Vacca e stralcio di Homo homini virus pubblicato su Zona di disagio:
https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/07/14/homo-homini-virus-di-ilaria-palomba-ecco-lincipit/
«”Homo homini virus” è un affresco tagliente della nostra decadenza di essere umani. Ilaria Palomba è una scrittrice che chiama le cose con il loro nome e certo non usa parole accomodanti per narrare tutta la drammatica viralità dell’uomo abisso dell’altro uomo.
“Dedico Homo homini virus ai santi, ai dannati, agli artisti incompresi, ai folli e a tutti coloro che sono, oggi più che mai delusi dall’umano”. Sono sufficienti queste parole di Ilaria poste all’inizio del libro per rendersi conto della caduta in cui si precipiterà avventurandosi nella lettura. Homo homini virus è libro inattuale e coraggioso. Un romanzo destinato a fare male, un antidoto contro l’imbecillità di ogni conformismo.»

Recensione di Marco Enrico Giacomelli sul blog del Messaggero (HHV è il V libro):
http://www.artribune.com/2015/07/letture-estive-seconda-settimana-narrazioni-ad-arte/
“IL CORPO AL CENTRO
Non si può certo dire che Ilaria Palomba scriva di performance art senza cognizione di causa. Eh sì, perché la studia con ottimi risultati saggistici e accademici; perché la pratica, inizialmente al fianco di Franko B. e poi con il gruppo I Cardiopatici, di cui è fondatrice; perché ne racconta la scena. E lo fa ancora in queste trecento pagine à bout de souffle, strutturate in capitoli brevi e brevissimi. Anzi, non capitoli ma tracce, tracce musicali.”

Recensione di Nicola Vacca su Satisfiction:
http://www.satisfiction.me/homo-homini-virus/
“HOMO HOMINI VIRUS
«Homo homini virus» è un libro estremo di considerazioni inattuali sul disfacimento del nostro corpo nel cuore di una decadenza che sta uccidendo tutto e tutti in un tempo in cui i nichilismi invadono ogni cosa.”

IL MESSAGGERO:

messaggeroCarver

IL GIORNALE LETTERARIO:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:
https://ilgiornaleletterario.wordpress.com/2015/11/09/ilaria-palomba-sauro-albisani-e-daniela-musini-vincono-il-contropremio-carver-2015/

BARLETTA NEWS:

“È pugliese una delle tre vincitrici del Premio Carver 2015. Classe 1987, una laurea in Filosofia, la giovane e commossa Ilaria Palomba è arrivata prima nella sezione narrativa con il suo romanzo “Homo Homini Virus”. È Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza – si legge tra le motivazioni ufficiali del premio.” Giusy Del Salvatore

ARTICOLO COMPLETO:
http://www.barlettanews.it/controintervista-alla-scrittrice-pugliese-ilaria-palomba-premio-carver-narrativa-2015/

PREMIO CARVER:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:

https://premiocarver.wordpress.com/

PROSPEKTIVA:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:

https://prospektiva.wordpress.com/2015/11/09/ilaria-palomba-sauro-albisani-e-daniela-musini-vincono-il-contropremio-carver-2015/

RADIO KAOSITALY PODCAST DELLA PUNTATA DEL 16 dicembre 2015

RADIO1PLOTMACHINE RAI PODCAST 28 dicembre 2015 e 4 gennaio 2016

PREMIO NABOKOV FINALISTI 2016

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© ilaria palomba
foto 1 by DF Produzioni
performance con Miguel Gomez “Io sono un’opera d’arte” presso Women in art
foto 2 e 3 by Stefano Borsini
performance con Miguel Gomez e Daniele Casolino “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” presso Stigmate Night

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Darò un ordine al caos corporeo sento smembrarsi il filo e ricomporsi in segmenti di carne ritrovarsi a fine luglio in una bologna fradicia dopo importanti incontri editoriali e promesse di gratificazione gli odori che ritornano come l’infanzia protratta a dismisura e l’attesa nelle ossa il tuo sorriso accennato e mai esibito che non tradisce l’urgenza di dissimulare i riverberi abbiamo camminato sull’acqua dentro la notte ancestrale di strade medioevali nella notte che non finisce c’erano i gatti alle finestre l’insonnia che non consola ma esalta il corpo tuo esile filiforme come i polsi dell’adolescenza abbiamo accennato al passato ma soltanto di traverso mentre luci artificiali inondavano un solo lato del viso ho rivisto le ombre nulla è cambiato mentre tutto di noi è nostalgia ma ci saranno nuovi punti di rottura intercapedini nei muri da cui filtra leggera l’acqua delle piogge estive il cielo si è spalancato nel tuono come invasioni di cenere le nubi sopra e sotto i torrenti illusioni metropolitane nel via vai da concerti vuoti con pubblico di sola facciata tutto è vuoto mentre a poco a poco si riempie l’addome del ricordo di noi nei cortili del liceo a condannare troppo ingenuamente le radici delle incombenze sociali ho bevuto dell’alcol vanificato da glucosio e saccarosio e immagini alla frutta dolciastra dal retrogusto amaro abbiamo danzato c’era l’ebbrezza delle notti d’estate e tuttavia non ho sentito alleggerirsi le membra come se potesse far male ripetere i gesti e le modalità di tempi che non sono più eppure ho avuto il mio straccio di favola come avviene nei miti e nei rimandi abbracciarti non è mai stato così tangibile mi sono lasciata andare alle avance della ragazza dagli occhi chiari ma adesso conosco il kairos e so di non poter più essere abbastanza sbronza da concedere al nuovo di rovinarmi avevi dita lunghe con quelle stesse mani riempivi cartine di strane misture non ancora psicoattive e non abbastanza maledette da potersi svelare poi la pioggia ci ha trascinate via il fotografo al tuo fianco mi parlava di un certo tipo di buddismo cui non sono mai riuscita a cedere nell’asfalto vedevo riflessi i corpi erano figure di marzapane e si sgretolavano in ogni goccia al mattino avevamo camminato a lungo in salita verso san luca il sudore si è appiccicato ai vestiti e il fiato in mille pezzi m’imponeva lunghe soste di riconciliazione con il corpo s’intende l’umidità nei nervi e quella sensazione di non avere più aria ma non volevo deluderti ti lasciavi trascinare dal guinzaglio mentre ivi più giovane e scaltra di noi arraffava gli ultimi pezzi di ossigeno prima del diluvio sono entrata in chiesa coprendomi le spalle ho rubato il silenzio delle statue e dei mosaici fotografato gli angoli di luce mentre riprendevo il flusso naturale del respiro la discesa è stata troppo veloce per soffermarmi a considerarne il peso c’era la sospensione del non detto e le parole spezzate nelle chat a ricomporre tasselli riconsiderando sui divani tra i gatti la tridimensionalità dei nostri compagni di giochi raccontarci fatti senza davvero parlare come se dovessimo indovinarci i pezzi mancanti come se dovessimo perdonarci le assenze ho raccolto più volte le gambe per sentirmi ancora un po’ bambina ti ho detto che avremmo potuto scrivere un romanzo epistolare a sei mani con tutto quel che non ci siamo dette in cinque anni io tu e sbighi così ora saltiamo sulle crepe del tempo per assicurarci di essere le stesse di allora soltanto con corpi più adulti e suture di consapevolezza agganciate alle vertebre forse possiamo ancora amarci ma senza più pretendere con la distanza che si dissolve nella linea di asfalto da cui partono i bus ho letto per quattro ore sull’interregionale per milano non mi sono guardata intorno solo ho inspirato l’odore della pioggia nelle vesti degli sconosciuti mentre victor hugo mi parlava della pericolosa fascinazione dell’onirico a milano ho incontrato mia madre e non sono tornata con i piedi per terra la strada per l’ospedale era lunga e ingorgata non potevo guardare gli occhi del tassista soltanto ricordo la voce sua al carbone mentre parlava della filosofia del non facile e non mondano dopo aver ascoltato brandelli di una telefonata piena di promesse ne ho visti tanti diceva sedersi su questi sedili e credimi non si arriva da nessuna parte con le scorciatoie la strada è lunga e impervia soltanto così puoi costruire qualcosa di solido tutto ciò che è frivolo ti esalta ma ti sfalda e si sfalda non appena tocca terra non regge l’impatto perciò non domandarti perché altri arrivino più in alto poniti piuttosto il problema della durata l’intensità non ha radici e non conduce ad alcun approdo io e mia madre siamo scese e abbiamo atteso ore su sedie di plastica in una parvenza d’ordine grigia e gelida il responso non è ancora arrivato ma nulla di grave si muove ora sotto la pelle e questo io sentivo nulla di grave nulla di definitivo come una stretta troppo leggera che non pesa nulla e non rassicura ho rivissuto centomila sguardi nel bagno dell’hotel li ho vomitati e poi ho riso.

© Ilaria Palomba
foto di Stefano Borsini

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forse avevo solo bisogno di un paio di amici così ho promesso loro che avremmo conquistato il mondo ma a me il mondo non importava non mi è mai importato avrei voluto solenni battaglie in nome di un ipotetico noi identitario mi sono lasciata scalfire dai giudizi dalla desolazione del quotidiano ho danzato su specchi per allodole e li ho infranti

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è che all’improvviso ti senti solo perso nel nulla siderale del tutto la città cresce cancerogena alle tue spalle su di te contro di te dentro di te ogni giorno perdi il senso nel turbinio dei progetti frequenti gli uffici i caleidoscopi le poste le manifestazioni le ossessioni piazza navona piazza di spagna campo de’ fiori stai lì che ti muovi spasmodico e nulla più ha senso… nient’altro che il movimento stesso e così scivoli nell’oblio dimentichi ciò che credevi di sapere le morti le nascite i matrimoni i divorzi ogni cosa cade nell’oblio della velocità nell’inadempienza del volere dimentichi persino chi sei stato e perché sei qui e quel che è peggio dimentichi il corpo le scopate si susseguono identiche attraversando organi sessuali diversi sei qui eppure sei altrove l’ombra sfumata dell’esserci ti vive addosso senza tuttavia lasciare segni il tempo cancella le cicatrici il tuo corpo è in balia di chiunque chiunque può farti sentire vivo o morto a suo piacimento chiunque può decretare il tuo valore con un sì o con un no e tu non sei nessuno non sei più corpo ma volontà di volere insegui spasmodico l’ultimo ricordo che l’eterno splendore della mente non abbia ancora cancellato in favore dell’oblio frenetico poi un giorno ti guardi allo specchio e sei troppo vecchio per accorgerti di poter invertire la marcia delle tue battaglie non è rimasto altro che polvere dei tuoi lavori legnetti spezzati della tua vita fotografie sgranate che incorniciano un’illusione di felicità ti convinci devi convincerti che sia valsa la pena ma per cosa? per chi? per quanto? fermati respira te lo ricordi il respiro?

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silenzio attanaglia il silenzio perchè hai scelto questa vita? riflettici nessun suono nessun gemito nessun rumore dove sei ora? lentamente il respiro s’impossessa di te ti possiede è altrove la vita maya e atma altrove il tuo io altrove il tuo non io il corpo è ancora vivo sei capace di sentirlo? ascolta la pelle la tua pelle vale più di ogni cosa nella tua pelle sono incastonati gli insegnamenti del passato soffia un vento leggero e puoi toccarti sei vivo puoi accarezzarti come un’amante e restare immobile mentre la notte s’impossessa di tutto

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il vuoto non è oblio ma corpo vivo che pulsa puoi sentirti addosso la storia mentre tutto crolla restare immobile sei ancora capace di restare immobile? non ci sono rifiuti che possano scalfire il respiro quando è saldo e costante e segue il fruscio del vento oltre la città vive l’immenso alberi secolari fiumi laghi oceani ogni cosa pulsa con te in te oltre te la vita vive di se stessa è fuoco e si ciba della distruzione delle sue parti vivi oltre l’incombenza rifiuta l’oblio i lavori forzati gli sfratti le scintille anfetaminiche di un eterno delirio oltre il tuo ruolo c’è un’essenza investe tutte le cose e frantuma la singolarità in un unicum osceno è vita e morte è corpo e soffio è tutto ciò che non si può comprare non ha luogo né tempo né quantità né confini esiste solo se decidi di crearlo ma ti vive dentro nel fondo del corpo è carne viva e plastica materia senza legami non ha bisogno del tempo ma lo ingoia in silenzio e tu lentamente apri gli occhi.

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Evento CARDIOPATICA 2

Performance CONTRONATURA con Manuela Centrone

Testo Ilaria Palomba

Musica Sigur Ros

Video Manuela Centrone

Foto Marco Fioramanti e Giancarlo Capozzoli