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Tag Archives: pulp

Prima c’era tutta quella gente, ora ci siamo solo io e te. È buio. Una pioggerellina estiva graffia i vetri e il vento bussa. Sotto le tue ginocchia un lenzuolo bianco, immacolato. Le tue braccia sono legate da un singol colon, come le tue caviglie. La stessa corda, passa al centro della tua schiena, sotto le ascelle e sul torace. Sulle labbra ti ho attaccato un pezzo di nastro adesivo. Nella penombra del corridoio riesci solo a fissare l’affresco della Madonna mentre il campanile di Santa Maria in Trastevere rintocca le due di notte.

… continua…

© Ilaria Palomba

cardiopatica

Vorrei che qualcosa accadesse squarciando le budella degl’inferi. Vorrei non essere sola in un fottuto studio a scartabellare vecchie cartoffie per poi buttarle via. Per poi buttarmi via. Vorrei vivere in prima persona e non lasciarmi frugare nella mente e nel corpo da futili principi che non ho mai scelto.

Eravamo un anfratto d’infinito. Silenziosi e pallidi a solcare l’orizzonte. In una sala prove sulla Casilina a inventarci un futuro che non c’appartiene. A inventarci valori che gli altri ci negano. A inventarci una vita che se stessa divora.

Eravamo crudeli e spietati, fottuti e immacolati. Sei voci disperse, cinque scrittori presenti e due nominali. Una performer bondage legatrice di anime in pena e corpi che bramano nuovi traguardi. Un proprietario dai capelli heavy metal. Eravamo ubriachi ancor prima d’iniziare. Sorseggiavo vino furioso iniettando di buono le papille gustative.

Vi parlavo di sesso e droga, fanatici paesaggi metropolitani irrisolti. Rizomatici quartieri di periferie pugliesi. Eravamo in una Roma indiana e sottosuolo. Eravamo in una Roma sottotono. Immaginavo lisergiche danze tra Ian Curtis e Ellen Allien. She lost control again nella mia pancia. Il controllo non vi era mai stato. Parlavamo di crisi e massacri, di come sopravvivere al mondo e svoltarci la serata.

I miei occhi puntavano altrove. Batteria, casse acustiche, birra alla frutta. C’era l’inesistenza nei miei occhi, nei vostri l’immenso. Stavamo a scartabellarci il cranio per inventarci qualcosa che non fosse fottuto dai vermi. A inventarci qualcosa che non fosse mangiato dai vermi. A inventarci futuri che non ci sarebbero mai stati. O che avrebbero trionfato sulla banalità del nostro male. Del vostro male. A inventarci futuri che ci avrebbero salvato.

Rileggevo testate on line mentre i partiti si spartivano il paese gettando i nostri corpi in pasto alle carogne. Mentre il tuo corpo è già in pasto alle carogne. Volevamo risvegliare la letteratura, i Kerouac e Burroughs e Fitzgerald e Virginia Woolf e Moravia e Emily Dickinson e Baudelaire e Rimbaud. E tutti i poeti crocifissi sull’altare dell’arte. Ingiustamente giustiziati da un darvinismo senza padri.

Figli di nature bastarde dilaniavamo il tempo in brandelli di vuoto mentre i corpi morivano esangui e i più furbi ci mangiavano il cranio. E i più vermi ci spedivano all’inferno. E i più leccaculo andavano in paradiso consacrati al bene dei vermi nei secoli dei secoli.

Eravamo sporchi di poesia, traboccanti arte rosso scuro e fluida geometria della distanza. Eravamo incompresi dal mondo e del mondo non ce ne fregava un cazzo. Eravamo cattive persone, quelli a cui ti dicono di non dare corda. Eravamo corde titillanti e invisibili mine senza freni. E stavamo progettando un modo per mandarti in fumo il tuo futile sistema di programmi stabiliti e vetrine sbirluccicanti e supermercati viventi in cui esporre miocardi vivi e pulsanti.

Eravamo nudi nei paradisi dell’inaudito. Osceni e pallidi a legarci le braccia per gridare al mondo la nostra inguaribile cardiopatica voglia di vita.

 

 

 

 

© Ilaria Palomba