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Tag Archives: meridiano zero

Titolo bellissimo per un romanzo sorprendente.
Gli autori, Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi, sono riusciti a comporre un quadro caleidoscopico di una relazione trovando due frecce ai rispettivi archi che poi sono un solo arco, comune:
1) potenza della voce;
2) bellezza della lingua letteraria.
Aggiungerei un terzo pregio: la felicità dello stile che proviene dritta da una felicità di racconto.
Riguardo alla voce, anzi -è bene precisarlo- al coro di voci che come in una tragedia greca cantano questa storia, la varietà è mirabile e non ne inficia l’intensità. Quanto alla lingua, è densa pregnante pulsante – e precisa, tagliente come un taglierino affilatissimo.
Perché questo romanzo, per ciò che racconta e per la formulazione del racconto, taglia davvero il ghiaccio più che come il coltello kafkiano: come un bisturi che va a segno e non genera inutile sanguinamento, come una resezione ripetuta e millimetrica, come un laser che mentre taglia cauterizza.
La lingua mi ha colpita molto anche perché in questo romanzo si fa una battaglia strenua in difesa del congiuntivo, sia presente che imperfetto – con predilezione per questo secondo, con un tale amore del rischio che a volte i volteggi le capriole le piroette i salti mortali invocano una rete sotto per porre riparo all’avventatezza e allo scapicollo mai ingenui ma sempre molto avvertiti dei due taumaturghi unificati in un solo, prodigioso racconto.
La pagina si gremisce di voci, come un proscenio, e questo permette di sondare superfici e profondità, ambiguità e sdoppiamenti, ironia e senso del tragico, e permette anche di muoversi disinvoltamente sullo schermo del tempo e di collegare punti sparati via nello spazio e pronti a riaggregarsi attraverso un fitto eppure lieve gioco di corrispondenze di baudelairiana memoria.

ipaigiunavolta

Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi, gli autori.

Maya è una rabdomante della conoscenza, la sua rapsodica visione del mondo è impetuosa e cromatica, la sua percezione è impressionistica e poco impressionabile, non richiede ordine e costruzione ma tende ad ascoltare la natura, a partecipare del suo spirito – Anya che la seduce e la deride col cinismo di chi sopprime i sentimenti e approfitta del sentire le toglie tutto: tutto può essere tolto a chiunque, anche a chi non ne ha cognizione e perde ogni cosa, ne è defraudato, senza che questo attenui il dolore, anzi esaltandolo semmai.
Edoardo non è meno risparmiato dalla realtà che gli sbatte in faccia di continuo nei teatri di guerra dove deve di continuo raccattare parti di corpi sparpagliati attorno da bombe mine colpi di mitraglia, e non è meno dolente o dolorante, però è sagace o crede d’esserlo, ha un rapporto ordinato con gli oggetti mentre è scompaginato a dispetto persino di sé stesso dalle persone. Costituisce un duo comico irresistibile con l’aiutante in campo Salicetti che riesce a farlo vomitare più di quanto non gli venga naturale per esempio elencandogli le risorse del cuoco di campo Rinaldi.
Attorno a loro un vero coro greco: tutti medici e sapienti (direbbe Edoardo Bennato) salvo la povera madre di Maya – al cuore (nerissimo) di questa vicenda composita (alla lettera) sorge un luogo, una casa abbandonata, dove giace una figura lynchana che potremmo prenderci il lusso di battezzare Laura Palmer, e molto sullo sfondo si sfoca la figura del padre di Maya e con lui il rapporto padre-figlia, l’intrico triangolare padre-madre con figlia, l’amore e la gelosia, la competizione femminile, e il nascosto-rimosso (Caché, come nell’omonimo film di Machael Haneke, premio per la regia Cannes 2005) che forse è il fondo che sobolle alla base dell’intera storia – Lacan regna, forse: ma la lettura psico- è quella buona? Di sicuro diventa possibile, incombe pende pencola, a dispetto della fede positiva nella sapienza clinica dei due luminari convocati sulla scena, uno psichiatra e un ginecologo.
Come capite bene, questo è un vero romanzo romantico: non perché sia sentimentale ma perché riconosce al sentire una potenza conoscitiva strabiliante, dà corda all’intuizione, si puntella su intuito e sentire, assicura trionfo all’immaginazione – cioè alla irresistibile e immediata traduzione in immagini della lettura del mondo, una sorta di ‘restituzione per immagini’ del conosciuto, cioè dell’esperienza, da parte dell’artista.
Samuel Taylor Coleridge, l’autore della Ballata del Vecchio Marinaio (che ha poi ispirato molta musica rock, da A Salty Dog dei Procol Harum fino a quasi un intero album di Sting, The Soul Cages), ha specificato che la fantasia è di tutti gli esseri umani ma l’immaginazione è solo dei poeti – non perché i poeti siano super uomini o sciamani o vati ma perché sono afflitti da un più acuto anzi acuminato sentire, come i pittori. E questo più acuminato sentire impone loro dei compiti, l’irrinunciabilità ad esprimere ciò che più profondamente e lucidamente vedono nella caligine del tormento: in questo romanzo, in cui domina una percezione spettrografica, si staglia a un certo punto L’Urlo di Edvard Munch, la ferita che ha aperto in lui il solco di quella creazione. Del resto l’acme della felicità di racconto e di stile e di linguaggio arriva a pagina 140: – Arturo era mio padre, mio figlio era mio padre. Stiamo dalle parti di William Wordsworth, The Child is Father to the Man: il bambino è padre all’uomo, perché il figlio viene prima del padre in quanto il bambino precede l’uomo. Magnifico!

imagesyhelambThe Lamb, Willaim Blake

Il bambino del resto come l’agnello che belando fa gioire tutte le valli era già l’eroe innocente e puro di William Blake, il più rock dei poeti romantici, padre dei Doors, e ispiratore del Jimi Hendricks di Little Wing – per esempio, e William Blake era poeta e pittore anzi incisore, era scorticato interprete del suo tempo. Come Maya, dopotutto. E come Edoardo, sotto sotto.
Soprattutto William Blake era un artista. Questo romanzo è anche un ragionamento sulla posizione dell’artista nella società e nel mondo, sulla possibilità non tanto che sia compreso ma che sia lasciato in pace, che sia lasciato creare e donare al mondo la sua visione sacra.
Ecco, in questo romanzo ricorrono, nominati apertamente, senza timore, i termini ‘visione’ o ‘visionario’ e ‘gotico’: alla faccia, questo è parlar franco! La visionarietà e gli abissi o gli slanci che immaginiamo quando pronunciamo l’aggettivo ‘gotico’ qui sono materia diretta di racconto, mentre manca la musica, anzi essa è un disturbo con tutta la caciara del mondo e rimanda semmai a una paesanità che è familiare a chi ha vissuto in provincia prima di traslosare a Roma.
E perché manca la musica? Perché si torna alle radici della cultura occidentale, a quel ‘tempesta e impeto’ da cui la musica si è generata. Pensateci.

DANIELA MATRONOLA, SABATO 2 LUGLIO 2016

Copertina Una volta l'Estate

In uscita il 30 giugno per Meridiano Zero

Prima presentazione a Roma: 30 giugno, con Paolo Restuccia e Loredana Germani, alle 18, alla Mondadori di via Piave.

Una volta l’estate è un thriller fatto di frammenti, punti di vista, luoghi fluidi.
Una postina ruba il figlio appena nato di Maya, casalinga, ex artista, mentre suo marito Edoardo, sottufficiale in missione in un luogo del Medio Oriente, è messo sotto torchio da un suo superiore. La madre di Maya sente sua figlia in pericolo, sola, incinta, nella Capitale. Il medico curante, il professor Curci, si accorge che alla sua paziente stia accadendo qualcosa di strano. Uno psichiatra, il dottor Traversi, cerca di ricomporre i frammenti del caleidoscopio che è diventata la vita di Maya ed Edoardo.
I due protagonisti si conoscono per le vie centrali della Capitale, in autobus, nei pressi dell’Accademia di Belle Arti, in un periodo in cui tutti sono in allerta per gli attentati terroristici. Si guardano e non riescono a resistersi. Di lì a poco si ritrovano ad abitare insieme a casa di Edoardo in una zona residenziale. Maya comincia presto a odiare la sua nuova vita formattata secondo le buone regole del nucleo familiare sacrificando la sua parte artistica. Ma lo sguardo di Maya rimane quello di un’artista, uno sguardo che il militare Edoardo non comprende. Per Maya i paesaggi della Capitale sono descritti come dipinti di Monet, Van Gogh, Munch, Dalì. L’ambientazione è fluida, la città diventa un luogo immaginifico, una costruzione onirica. Quando Edoardo è via, Maya incontra Anya, la misteriosa postina, che la metterà nelle condizioni di chiedersi cosa voglia davvero. Anya, che in effetti sembra non essere solo una postina, incontrerà Maya ogni volta in un luogo diverso, nei bar di periferia, nei ristoranti giapponesi nei pressi del Parlamento, nelle ricche dimore di politici e uomini illustri: strani circoli in cui Anya cercherà di dimostrare a Maya come vivere senza rinunciare.
Il bambino che Maya porta in grembo assume un valore ambivalente. Il dottor Traversi, nel tentativo di ricomporre gli eventi, traccerà le connessioni tra il piccolo Arturo, l’infanzia e il padre di Maya, morto troppo presto, sacrificandosi per salvare sua figlia. O forse non è andata esattamente così. Forse questo è solo il modo in cui Maya ha ricostruito i fatti per dar loro un senso. Edoardo, come Ulisse, capisce che deve tornare nella Capitale, da Maya. C’è ancora qualcosa che possono fare per salvarsi.

Un incommensurabile grazie di cuore a Massimiliano Santarossa e Paolo Restuccia che scrivono:

“In anni in cui troppa narrativa italiana sconta il peccato della distanza dall’impegno, a favore di un intrattenimento vuoto, Ilaria Palomba, con un atto di coraggio, a tratti estremo, narra criticamente, sociologicamente e politicamente la sua generazione persa nell’enorme mostro antimorale chiamato Italia. Una delle più nere e luminose voci, devota alla controstoria, pertanto verissima storia, degli attuali figli d’Italia.”
Massimiliano Santarossa

“Luigi Annibaldi scrive racconti che l’hanno rivelato come uno degli autori più originali della narrativa italiana di oggi, ironico, surreale, e sempre in bilico tra realismo e fantastico. In questo romanzo mette la sua voce al servizio di una storia profonda ed estrema, illuminandola con un punto di vista unico, che si rivela nelle continue piccole sorprese, nelle intuizioni, in uno sguardo che può essere soltanto il suo.”
Paolo Restuccia

 

Qui tutte le info, rassegna stampa, interviste, ect

hhvfattimale

Un invito per due nuovi eventi in cui sarò presente con i miei libri il 9 e il 16 ottobre, saranno entrambi dei festival cui ho l’onore di partecipare insieme a molti altri artisti:

Il 9 ottobre, a partire dalle 21, con Homo homini virus, per una breve presentazione, durante il X Festival del Cineteatro organizzato da Antonio Bilo Canella e Alessia D’Errigo, insieme ad alcuni tra i più grandi artisti, registi, scrittori, musicisti e attori di Roma!

PROGRAMMA:

9 OTTOBRE ore 21.00

mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.00 | Presentazione Festival
21.10 | Teaser della webserie “Cloni” produzione CineTeatro, presentazione a cura del regista Federico Greco
21.20 | video clip del film “Sonderkommando “ regia di Nicola Ragone
21.30 I Ilaria Palomba presenta “Homo homini virus”, con lettura di Antonio Bilo Canella
21.40 | ENEIDE ROOM 1 – Spettacolo di Performazione (totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer), Andrea Camerini (musicista, cantante, performer)
22.00 | “Anatema” spettacolo teatrale con Giulia Pomarici, Mimosa Maniaci, Giacomo di Biasio, Francesco Sisto, Gloria Iaia, Lorenzo Continenza, Giacomo Colavito

10 OTTOBRE ore 21.00

mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.15 | Presentazione Festival
21.30 | primo episodio della webserie “Spread Zero” produzione CineTeatro, presentazione a cura del regista Federico Greco.
21.50 | trailer del film documentario “Fatti Corsari” regia di Stefano Petti e Alberto Testone
22.10 | lettura poetica di e con Luigia Sorrentino + Performazione (totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer), Roberto Bellatalla (contrabbasso)
22.40 | lettura de “l’Elogio del fuoco” di Biancamaria Frabotta dal libro “Quartetto per masse e voce sola” + Performazione (totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer), Giulia Pomarici (music improvisation), Roberto Bellatalla (contrabbasso)
– 23.10 | “Dido on my mind” spettacolo di danza contemporanea a cura di Tessa Gibran
– 23. 30 | ENEIDE ROOM 2 Spettacolo di Performazione (totale improvvisazione) con Antonio Bilo Canella (performer) e Marta Aemeth (musicista e compositrice elettronica)

11 OTTOBRE ore 21.00

mostra personale dell’artista Mariarita Renatti
21.15 | Presentazione del Festival
21.30 | trailer di “E.N.D. the movie” co-produzione CineTeatro, presentazione a cura del regista Federico Greco.
21.50 | “Non pervenuta” con l’attrice Stella Novari
22.00 | ENEIDE ROOM 3 Spettacolo di Performazione (improvvisazione totale) con Antonio Bilo Canella (performer) Maria Borgese (danzatrice e performer), Giovanni Greco (performer), Giulia Pomarici (music improvvisation)
22.40 | “Canto per un Dio bambina” spettacolo di teatro, regia Alessia D’Errigo con Angela Botta, Emanuela Bianchi, Vidi Kadiu, Silvia Saccomanno, Andrea Sciorio
23.30 | ENEIDE ROOM 4 Spettacolo di Performazione (improvvisazione totale) con Antonio Bilo Canella (performer), Alessia D’Errigo (performer), Andrea Camerini (musicista, cantante, performer)

INGRESSO GRATUITO – tessera nuovi soci 4 euro
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA:
339-2601057 visionivisioni@gmail.com
presso il CineTeatro via Valsolda 177 (Montesacro RM)
http://www.cineteatro.it

https://www.facebook.com/events/1673620962860596/

cinefestival

Il 16 ottobre, a partire dalle 17, con Fatti male e Homo homini virus per il Festival Di_Segni, dal nome del saggio di Filosofia, Scena, Arte e Psicanalisi, di Demis Sorbini, cui una sezione è dedicata a Fatti male. Di seguito il programma:

DEMIS SOBRINI VI INVITA AL FESTIVAL “DI SEGNI TLAB”
CINE DETOUR – VIA URBANA 107 (Metro Cavour) – ROMA

-PRESENTAZIONE LIBRO ARTISTICO-SCIENTIFICO
“DI SEGNI – Precipitazioni e Recuperi”
Per Filosofia Scena Arte Psicanalisi

Il progetto artistico e scientifico sarà mostrato attraverso una serie di interventi teatrali, cinematografici, letterari, degli artisti contenuti nel libro..

PROGRAMMA:
ORE 17-18 PRESENTAZIONE LIBRO DEMIS SOBRINI
ORE 18 INTERVENTI:
-LUCHETTI, ARONADIO,VERONESI,
LORUSSO, LEIN, BUONANNO (intro Saggi)
ORE 18.20 ILARIA PALOMBA
ORE 18.40 ANGELICA PEDATELLA
ORE 19.00 ANDREA CONTICELLI
ORE 19.20 VITTORIO AMENTA
ORE 19.40 SALVATORE METASTASIO/GIULIA MORGANI
ORE 20.00 STEFANIA VISCONTI
ORE 20.20: MARIAELENA MASETTI ZANNINI

ORE 20.40 REPERTORIO TLAB – DEMIS SOBRINI
(Trilogia Libri e Films)

ORE 21.30 ANTONIO BILO CANELLA
ORE 21.50 MARCO FIORAMANTI
ORE 22.10 MICHELA ZANARELLA
ORE 22.30 NOEMI SERRACINI
ORE 22.50 ANDREA COSENTINO
ORE 23.10 DOPPIOSENSO UNICO

chiusura festival
INGRESSO LIBERO

https://www.facebook.com/events/1631071663816477/

di_segni

fdproductions

Booktrailer:

Intervista di Paolo Restuccia:
http://www.omero.it/omero-magazine/interviste/ilaria-palomba-siamo-tutti-virus/

Recensione su CheDonna.it:
http://www.chedonna.it/2015/03/19/libri-homo-homini-virus/

Intervista su Radio Città Futura:

Il booktrailer di Homo homini virus su Antinoya:
http://www.antinoya.it/un-tuffo-nel-mondo-della-performance-art/

Recensione su NotiziaOggi, giornale di Vercelli, 30/03/2015

Intervista di Filippo La Porta su Wikicritics:
http://www.wikicritics.com/ilaria-palomba/
“Ilaria Palomba viene ritratta sul Web come “una bionda dark lady dall’anima punk-rock”, e il suo notevole esordio letterario – Fatti male, uscito nel 2012– è definito “romanzo di perdizione”. Ce ne è abbastanza per farne un personaggio spettacolare e intrigante, tutto virato sulla Retorica della Trasgressione. In realtà Ilaria, nata a Bari nel 1987, è una scrittrice di talento, ha uno stile personalissimo, che fonde registro diaristico, meditazione filosofica e racconto dal ritmo incalzante, cinematografico.”

Recensione di Paolo Restuccia su Succedeoggi:
http://www.succedeoggi.it/2015/04/il-romanzo-del-corpo/
“Insomma è più vicina di quanto possa sembrare a un autore che dichiara di amare molto, Michel Houellebecq, con il quale ha in comune la critica radicale della società vista come strumento di sopraffazione che porta al sacrificio chi non cede al suo nichilismo amorale e condanna gli altri a farsi carnefici o indifferenti.”

Recensione di Ilaria Oriente su Stile, il blog de La Stampa
http://www.stile.it/divertirsi/tendenze/articolo/art/body-art-e-potere-dei-media-homo-homini-virus-id-20066/
“Giocando con l’alterazione dell’espressione latina ‘homo homini lupus’ il titolo del romanzo evoca la concatenazione di incontri, di rapporti, di rappresentazioni che la società moderna tramuta in potenziali discese all’inferno. I media e la loro capacità di strumentalizzare sono protagonisti del romanzo tanto quanto i suoi personaggi, così come il mondo dell’arte performativa, che l’autrice conosce grazie all’esperienza diretta.”

Recensione di Lyly Dark su TempiDispari:
http://www.tempi-dispari.it/2015/04/14/homo-homini-virus-il-nuovo-romanzo-di-ilaria-palomba/
“Una storia di passioni ossessive, cinici tradimenti, taglienti affondi ed elettiva complicità. Angelo spreca il suo talento nello spietato mondo del giornalismo. Iris cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art entrambi ansiosi e tormentati da un disperato bisogno di riconoscimento. Un empatico psichiatra ripercorre la loro complice, inarrestabile caduta nel delirante abisso in cui da vittime si eleggono a carnefici. L’autenticità non risiede nella gloria, ma nel rischio che si è disposti a correre per la propria verità.”

Stralcio della delirante intervista di martedì 21 aprile su Radio kalashnikov – Radio Popolare – con Alexandro Sabetti, Hermes Leonardi, Claudio Milo:

Articolo di Arturo e Arianna Belluardo sulla prima presentazione di Homo homini virus da Giufà:
http://www.omero.it/omero-magazine/bella-di-papa/corruption-of-the-innocent-ilaria-palombas-hhv/
“Il 16 aprile sono andato con mia figlia Arianna, 13 anni, alla presentazione del romanzo di Ilaria Palomba, Homo Homini Virus, alla Libreria Giufà di Roma. Ero molto curioso di sapere cosa le fosse arrivato delle parole di Ilaria, di Paolo Restuccia, di Simona Baldelli e di Giorgio Patrizi. E soprattutto, della perfomance della body artist, Tiger Orchid. Le ho chiesto quindi di scrivere una cronaca per Mag O.”

Intervista di Marilù Oliva su Libroguerriero:
https://libroguerriero.wordpress.com/2015/04/27/ilaria-palomba/
“Una delle arti da cui è attraversato il romanzo (oltre a quella, inseguite e mai braccata, del giornalismo e della sopravvivenza) è quella della body art, incarnata da Iris, che è pura rivolta, istinto selvaggio, “gioca con il sangue come fosse un colore a olio e la sua pelle una tela da profanare”. La mia sensazione è che Iris sia metafora anche di altro: anelito di libertà, comunione con l’altro, passione.”

Recensione di Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/30/libri-dentro-le-traiettorie-di-bianchi-la-scrittura-del-corpo-di-palomba-la-lampada-di-curtis/1633417/
“Un romanzo carnale, capace di descrivere la degenerazione dell’epoca contemporanea in una città eterna come Roma, ormai abbruttita dal rigurgito della globalizzazione. Una prosa asciutta, diretta, senza fronzoli. Si tratta de Homo homini virus di Ilaria Palomba (Meridiano Zero), la storia di un giovane pugliese arrivato nella capitale con il sogno quasi fanciullesco di diventare una grande firma del giornalismo che si occupa di musica e si ritroverà nel vortice di un mondo a lui sconosciuto, quello della body art, un mondo che inizialmente disprezza, ma che imparerà ad amare dopo l’incontro con una selvaggia performer che usa il proprio sangue come inchiostro.”

lacroce
Recensione di Flaminia Naro su La Croce del 5/5/2015

Recensione di Valentino Colapinto su LSDmagazine
http://www.lsdmagazine.com/homo-homini-virus-ilaria-palomba-racconta-il-degrado-sociale-contemporaneo-nel-suo-ultimo-romanzo/22568/
“Homo homini virus è un romanzo di (de)formazione, un’allucinata discesa negli inferi, raccontata a più voci tramite il dialogo di Angelo col suo psicanalista e il visionario diario di Iris. Pagine crude e cupe, che dissezionano senza misericordia alcuna lo squallore esistenziale dei nostri tempi, in cui l’umanità sembra essersi degradata in un morbo contagioso e distruttivo, un virus per l’appunto.”

Recensione di Stefano Savella su Puglia Libre:
http://www.puglialibre.it/2015/05/homo-homini-virus-di-ilaria-palomba/
“I contatti tra il mondo del giornalismo (ad eccezione di quello specializzato) e il mondo della body art non sono particolarmente consueti. Il primo fagocitato dalla cronaca, dalla bulimia di notizie; il secondo chiuso spesso in teatri off, in contesti metropolitani frequentati da un circolo ristretto di persone interessate. Ad Angelo, un giovane pugliese trapiantato a Roma, spetta un po’ per caso il difficile compito di avvicinare la carta stampata al racconto di performance estreme, ideate e messe in opera rigorosamente fuori dagli schemi. Il punto di congiunzione tra i due mondi sarà rappresentato da Iris, una ragazza che nelle sue esibizioni supera quanto già sperimentato dalla madre della body art, Marina Abramovic, ferendosi e mettendo a disposizione il proprio corpo in scena, per dimostrare che «il sacrificio spezza l’individualità umana, quel fottuto ego che tanto ci angustia. Il sacrificio dell’innocente non è un castigo: è illuminazione, coincide con la libidine più estrema, in ultimo con il Nirvana.”

Recensione di Francesco Greco sul Giornale di Puglia
http://www.giornaledipuglia.com/2015/05/dai-lupi-ai-virus-la-perdita.html
“E dunque “Homo Homini Virus” cita l’underground americano (echi di Kerouac) e si riallaccia ai lupi di Hobbes, Bacone e tanti altri e a quelli, ultimi, della steppa di Hesse: stessa alienazione e solitudine cosmica, leopardiana, stessa rabbia sterile, disperata, stessa impotenza, rassegnazione rispetto ai destini toccati in sorte. E traccia un solco fra prima e dopo. Dopo averlo letto, non saremo più gli stessi proveremo nausea e noia per i romanzetti che ci assediano. E’ bene dirlo prima. Non perché la scrittrice ha trovato una sua koinè, come pure è, ma perché è stata impietosa, senza alibi: non ha taciuto nulla, a se stessa e alla pagina. Niente rimozioni, autocensure. E’ risalita all’etimologia primitiva della parola, del senso, della vita: al Big-Bang. Questo si prefiggeva, questo ha fatto.”

14 maggio Repubblica e La Gazzetta del Mezzogiorno parlano della presentazione di Homo homini virus presso La Feltrinelli di Bari con Vincenzo Susca, Claudia Attimonelli, Miguel Gomez.

Recensione e intervista di Luca Piccolo su Word Social Forum:
http://wordsocialforum.com/2015/05/20/homo-homini-virus-il-contagioso-romanzo-di-ilaria-palomba/
“Le sconfitte di Angelo, i suoi occhi curiosi e rabbiosi ci danno modo di osservare attivamente l’ambiente e la società in cui ora stiamo vivendo: lo spietato mondo del giornalismo, la lotta contro il proprio simile, il senso di non-appartenenza a ciò che si manifesta al di fuori, la finzione dei nostri simili, la vittima sacrificale, la continua ricerca dello scandalo e il conseguente facile-fraintendimento, la mercificazione dell’Arte… Iris, con la sua femminile “passività” (in senso mistico) ci permette di ricevere e vivere fisicamente la dimensione psichica e artistica della protagonista.”

Recensione di Antonella Marino su Premio Lum:
http://premiolum.it/articolo/homo-homini-virus-le-pulsioni-estreme-del-romanzo-di-ilaria-palomba
“Una discesa negli abissi della psiche, lì dove l’ancoraggio al corpo come “ultimo baluardo dell’umano” confina con il desiderio di negarlo e oltrepassarlo, l’erotismo vira verso il sacro, ed errore e orrore, vittima e carnefice, perversione e innocenza, caduta e salvezza, vita e morte finiscono per coincidere.”

Recensione di Raffaello Ferrante su Mangia Libri:
http://www.mangialibri.com/libri/homo-homini-virus#sthash.V5PWDWqv.dpuf
“Con una scrittura sempre lucida e affilata, la Palomba tratteggia attraverso le voci di Angelo, agnello sacrificale del suo professore di giornalismo d’assalto Paolini e i diari di Iris, performer di body art che dietro la voglia di emergere nasconde ferite mai rimarginate, una società e una realtà per niente consolante e consolatoria, uno stato di natura dove a vincere sono solo l’egoismo e la sopraffazione e persino l’amore, l’arte, l’amicizia, il lavoro, non sembrano essere altro che effimeri, vacui e consolatori strumenti di sopraffazione altrui.”

Servizio di Daniela Mazzacane su TgNorba24:

Recensione di Massimo Onofri su La Nuova Sardegna:
Articolo Nuova Sardegna
“Com’è possibile che una scrittrice nemmeno trentenne viva già il privilegio e la disgrazia d’uno sguardo così lucido e disperato? D’un così acuto male di vivere? Non bastano il talento – indubbio – l’intelligenza e la cultura a spiegarcelo. Ci voleva un grande candore per guardare in faccia gli occhi di medusa della propria gioventù.”

Recensione e intervista a cura di Toten Schwan per la fanzine Tritacarne:
http://www.mediafire.com/download/zg73bq9bheq89r5/%5BDIECI%5D.pdf
“ANSIA E FRUSTRAZIONE PER LE PREVARICAZIONI SOCIALI SONO SOLTANTO LE PRIME SENSAZIONI CHE SI IMPADRONISCONO DI NOI MENTRE FACCIAMO LA CONOSCENZA DEI PERSONAGGI CHE INSANGUINERANNO COI LORO SENTIMENTI E LE LORO [RE]AZIONI LE OLTRE TRECENTO PAGINE VERGATE DA ILARIA. IL MONDO DELLE PERFORMANCE ARTS E’ SOLO IL LUOGO CHE OSPITA IL VISSUTO E NON L’ELEMENTO FONDANTE DEL ROMANZO. SIAMO DI FRONTE INFATTI AD UNA DENUNCIA SOCIALE CHE HA COME MIRA LA PERDITA DI UMANITA’ ORMAI DILAGANTE ED INARRESTABILE. E’ UN LIBRO DI DENUNCIA, NON UN EROS BOOK ANCHE SE A TRATTI QUALCUNO POTREBBE PENSARE IL CONTRARIO.”

Commento di Caterina Arcangelo e stralcio di Homo homini virus pubblicato su FuoriAsse:
fuoriasse.hhv

Commento di Nicola Vacca e stralcio di Homo homini virus pubblicato su Zona di disagio:
https://zonadidisagio.wordpress.com/2015/07/14/homo-homini-virus-di-ilaria-palomba-ecco-lincipit/
«”Homo homini virus” è un affresco tagliente della nostra decadenza di essere umani. Ilaria Palomba è una scrittrice che chiama le cose con il loro nome e certo non usa parole accomodanti per narrare tutta la drammatica viralità dell’uomo abisso dell’altro uomo.
“Dedico Homo homini virus ai santi, ai dannati, agli artisti incompresi, ai folli e a tutti coloro che sono, oggi più che mai delusi dall’umano”. Sono sufficienti queste parole di Ilaria poste all’inizio del libro per rendersi conto della caduta in cui si precipiterà avventurandosi nella lettura. Homo homini virus è libro inattuale e coraggioso. Un romanzo destinato a fare male, un antidoto contro l’imbecillità di ogni conformismo.»

Recensione di Marco Enrico Giacomelli sul blog del Messaggero (HHV è il V libro):
http://www.artribune.com/2015/07/letture-estive-seconda-settimana-narrazioni-ad-arte/
“IL CORPO AL CENTRO
Non si può certo dire che Ilaria Palomba scriva di performance art senza cognizione di causa. Eh sì, perché la studia con ottimi risultati saggistici e accademici; perché la pratica, inizialmente al fianco di Franko B. e poi con il gruppo I Cardiopatici, di cui è fondatrice; perché ne racconta la scena. E lo fa ancora in queste trecento pagine à bout de souffle, strutturate in capitoli brevi e brevissimi. Anzi, non capitoli ma tracce, tracce musicali.”

Recensione di Nicola Vacca su Satisfiction:
http://www.satisfiction.me/homo-homini-virus/
“HOMO HOMINI VIRUS
«Homo homini virus» è un libro estremo di considerazioni inattuali sul disfacimento del nostro corpo nel cuore di una decadenza che sta uccidendo tutto e tutti in un tempo in cui i nichilismi invadono ogni cosa.”

IL MESSAGGERO:

messaggeroCarver

IL GIORNALE LETTERARIO:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:
https://ilgiornaleletterario.wordpress.com/2015/11/09/ilaria-palomba-sauro-albisani-e-daniela-musini-vincono-il-contropremio-carver-2015/

BARLETTA NEWS:

“È pugliese una delle tre vincitrici del Premio Carver 2015. Classe 1987, una laurea in Filosofia, la giovane e commossa Ilaria Palomba è arrivata prima nella sezione narrativa con il suo romanzo “Homo Homini Virus”. È Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza – si legge tra le motivazioni ufficiali del premio.” Giusy Del Salvatore

ARTICOLO COMPLETO:
http://www.barlettanews.it/controintervista-alla-scrittrice-pugliese-ilaria-palomba-premio-carver-narrativa-2015/

PREMIO CARVER:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:

https://premiocarver.wordpress.com/

PROSPEKTIVA:

“E’ una storia di cadute, di talenti sprecati, di ricerca incessante di riconoscimenti, tra ansia e tormenti, il romanzo vincitore della sezione narrativa alla tredicesima edizione del Contropremio Carver. “Homo Homini Virus” di Ilaria Palomba edito da Meridiano Zero.
Racconta la storia di Angelo, che spreca i suoi sogni e professionalità nello spietato mondo del giornalismo, e Iris che cerca redenzione e sacralità nella fraintesa dimensione della body art.
Un romanzo abissale che è cicatrice profonda e che meglio di altri ha saputo raccontare il nostro contemporaneo anelito alla salvezza.”

ARTICOLO COMPLETO:

https://prospektiva.wordpress.com/2015/11/09/ilaria-palomba-sauro-albisani-e-daniela-musini-vincono-il-contropremio-carver-2015/

RADIO KAOSITALY PODCAST DELLA PUNTATA DEL 16 dicembre 2015

RADIO1PLOTMACHINE RAI PODCAST 28 dicembre 2015 e 4 gennaio 2016

PREMIO NABOKOV FINALISTI 2016

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© ilaria palomba
foto 1 by DF Produzioni
performance con Miguel Gomez “Io sono un’opera d’arte” presso Women in art
foto 2 e 3 by Stefano Borsini
performance con Miguel Gomez e Daniele Casolino “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” presso Stigmate Night