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Tag Archives: libri

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“Nella mia ferita sgorga il tuo sangue” è un evento ideato dall’artista Marco Fioramanti e dalla scrittrice Ilaria Palomba, volto a far convergere diversi approcci artistici sul tema che più di tutti rappresenta il cuore pulsante dell’arte. Ferita è qui inteso nella sua più larga accezione, non presenta un valore prettamente fisico. Ferita è il luogo più profondo del corpo sociale in cui si formano le difese ma anche le fragilità umane. È un concetto fondamentale comune a tutte le arti performative, che si tratti di ferita fisica, lacerazione della carne o ferita dell’anima, messa in scena di un disagio personale o sociale, è un rito di passaggio. Un cammino iniziatico che si struttura mediante un gioco sacro, un mettere in gioco se stessi, il proprio corpo, la propria fragilità. Gli spettacoli dei piccoli corpi rimandano al grande corpo che è la società. L’immedesimazione nel rituale iniziatico delle arti performative conduce lo spettatore a superare se stesso e riconoscersi parte integrante dello spettacolo, a guardarsi dentro e riconsiderare le proprie ferite, il proprio posto nel mondo.
La possibilità di interconnettere tra loro le ferite dell’arte apporta a questo concetto il valore aggiunto della condivisione, “compassione”, nell’accezione latina di “cum-patior”, ovvero sento-insieme. Perciò “Nella mia ferita sgorga il tuo sangue” è in realtà quello spazio dell’arte pura che trasforma il dolore in bellezza e conduce in tal modo a un’estatica liberazione, sublimando i propri vissuti in scritti, dipinti, fotografie, sculture, performance, body-art, musica elettronica. All’interno dell’evento, che si svolgerà il 30 marzo 2014, presso Caffè Letterario Ostiense, dalle 18 in poi, verrà presentato il saggio sulla performance-body-art, “Io sono un’opera d’arte”, di Ilaria Palomba (con prefazione di Giorgio Patrizi), si terranno interventi critici di Vitaldo Conte e Giorgio Patrizi e si esibiranno scrittori e performer del panorama underground e mainstream italiano.

Presenterà: Olivia Balzar.

Mostra: Marco Fioramanti, Silvia Faieta, Cristiano Quagliozzi, Damiana Ardito, Madame Decadent, Marco Casolino, Sylvia Di Ianni, Alix Rodriguez, Paolo Battista, Sara Rotondi, Silvia Valeri, Laura Paccione, Davide Bernardini, Fausto Rampazzo, Pietro Guglielmino, Edoardo Iosimi, Ester Ciammetti, Ruben Martinez.

Apertura di Marco Fioramanti
Introduzione di Vitaldo Conte

Reading:
IlSette Marco Settembre
Daniele Casolino
Fausto Rampazzo
Paolo Battista
Luigi Annibaldi
Lié Larousse
Olivia Balzar
Flavia Ganzenua
Giorgia Mastropasqua con Giacomo Davanzo in consolle

Installazioni:
Cristiano Quagliozzi e Damiana Ardito
Sylvia Di Ianni

Aperi-cena

Dj set Kilfa

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “IO SONO UN’OPERA D’ARTE. VIAGGIO NEL MONDO DELLA PERFORMANCE ART” (Edizioni Dal Sud)
Interviene GIORGIO PATRIZI
Lettura di ILARIA PALOMBA

 

PERFORMANCE
Kyrahm e Julius Kaiser (video)
Francesca Romana Nascè e Claudia Papini
Marked Melody
Chérie Roi, Helena Velena e Beju
Marco Fioramanti e Inanna Trillis

 

Dj set Kilfa (No Sense of Place).

Con Ilaria Palomba, Pastiche Rivista, Paolo Battista, Luigi Annibaldi, Daniele Casolino, Chiara Fornesi.

Image

 

BERLINO ELECTRODREAMS
I
Guardo il brillare dei chicchi di neve dalle finestre di Neukolln danzo silenziosa a occhi chiusi nella nebbia di Kreuzberg accolgo volti e sguardi riassumo corpi nel tatto della distanza rispondo enigmatica a domande mai formulate mi libro spettrale sopra palcoscenici Berghain Kantine e cammino fredda nella furia del Cardio con Luigi, Paolo, Daniele e i loro scritti che albergano in me come demoni dai mille volti e Chiara e Damiana e la loro arte sanguinante. Cammino fredda nella furia del cardio tagliando atomi al vuoto che imperversa glaciale sulla pelle della notte dalle vetrine del Kadewe. Tu mi baci le dita e ci dimeniamo aurore elettriche al Tresor spiandoci tra le sbarre e torturandoci tra lenzuola nerobianche e fumiamo l’angoscia di ogni partenza a Schönefeld e scopiamo via la morte in filamenti di estasi mentre le ore tagliano pezzi di me sul baratro del tempo. Berlino è un lungo sogno che seduce e abbandona. Miliardi di timori accalcati tra le coperte e mi fermo consumata nell’oscurità a raccogliere gocce di te tra le lenzuola prima di lasciare l’istante proiettata altrove ovunque e in nessun luogo distante.
II
La mia vita esplode, ogni cosa è qui e ora ma tutto mi sfugge. Cerco validi motivi per restare in vita ma non vi è che illusione le strade bianche di neve e luce il giorno fuggente nelle suole delle scarpe sporche di ghiaccio tra Kreuzberg e Frankfurter Allee, Tom e Marianna c’invitano a cena e siamo con loro a parlare di letteratura e poi siamo altrove proiettati verso miliardi di possibilità. io, Lupo e Anya inspiriamo sigarette e veleno. Lupo gira booktrailer con Anya che gioca a uccidersi comprando libri-droghe, fissiamo quadri barocchi nei privè degli electroclub Berlinesi. Dormiamo uno sull’altra all’alba sui sedili gialli della metro mentre il vecchio barbone scolletta e il punkabbestia è lì stravaccato coi suoi cani. Stiamo fuggendo tutti da qualcosa io dal riflesso riverbero assoluto di una donna che disprezzo che divide il qui e ora con l’accetta del cosa sarà e sta a frazionarsi i successi nel dubbio del domani. Disprezzami. Fammi sentire l’eco del mio diniego sulle curve del corpo. Ascoltiamo gli Indochine seduti sui gradini di cattedrali sconsacrate. E io come Justine sacrifico la mia vita all’infinito. Le notti si consumano come sigarette al vento e i miei occhi bevono tutta Berlino. Risali ripide le mie cosce fino a inondarne gli argini sporcandomi della tua luna bastarda dell’ululato dei lupi sono ovunque nella notte tra le pareti dentro le cosce non puoi sfuggirgli sei loro preda. Danza e taci. Non puoi essere libero, non ti è concesso. E la gente ride mentre credi di scappare verso oceani di distanza e su fiumi di cemento scorre fluido sangue indelebile di dissidenti ammazzati e dimostrazioni violente e pezzi di muro di Berlino che non sono angeli. Vorresti scaraventarti nella storia e sacrificare la tua vita all’egemonia dell’istante. Esistere è un sacrificio umano e tu lo sai mentre mi saluti nella nebbia a Schönefeld le nostre strade si dividono gli aerei volano gli aerei cadono le nostre vite si dividono. Da questo istante è un doppio gioco stare al mondo tu altrove io ovunque e vorrei scucirmi dalla pelle il dono della presenza strapparmi di dosso utero e intestino lasciarti divagare e sussurrare luce alle mie ossa fragili e sgretolate come gessetti sotto suole martellanti. E vorrei non lasciarti ridere di me dell’idea di me che questa strada ha reso vetro nella pioggia e vorrei suicidare il senso nel non senso e bruciare atomi della mia pelle che ancora grondano te e vorrei dividermi infinitesimale su note elettromaniache tra le pareti del Lido nella foga dei corpi sudati corpo a corpo corpo su corpo la notte al Tresor a danzare condannati dentro gabbie da macello tra le sbarre dell’eterno ritorno a spiarsi la notte sussurrandosi ombra a guardarsi sedurre occhi sconosciuti a guardarsi scopare divisi e a non guardarsi mai. E vorrei gridare al mondo: cristo, anch’io sono un essere umano ma non lo ascolterebbero nessuno ascolterebbe e non posso che gridare: satana io non sono e non sarò mai un essere umano e non lo capirebbero ma io mi capirei attraversandomi Trentemoller Thinking about you pensando a te ora dalle memorie di un Bahnhof Zoo meno tossico e più commerciale trasformato in una macelleria di corpi in transito, turisti e vetrine. Cielo bianco fotografie postmoderne in ciò che una volta doveva essere stato uno squat a Hackescherofe e a ciò che è stato di noi del nostro non morire A-MORS senza morte. Fisso gigantografie di Andy Warhol che i libri d’arte non rendono e rivedo ciò che fu dei nostri corpi saturi di gioia carnivora. La notte seduce il vuoto il mio corpo nudo in penombra proiezioni di ricordi sulla parete finestre spalancate e ce ne stiamo qui a guardare l’incendio che fu del nostro insieme i corpi che colano, gocciolano, inondano e il fuoco che si nutre della loro dissoluzione come il tutto vive della distruzione delle sue parti. Sacralità della distanza danza della distruzione, dissoluzione dell’io nel tutto e tutto ciò che esiste prima o poi abbandona.

 

 

 

 

© Ilaria Palomba