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© Ilaria Palomba (tutti i diritti riservati)

methonitramonto

Leccherai la ferita
che hanno fatto
di me.

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Il tempo è sovvertito
ogni giorno scorre altrove
la notte non ha inizio
né fine
mi sfugge tra le dita
mentre caccio via me stessa
dai bronchi
ti sfuggo
mi afferri
le tue mani disegnano città
sulla mia pelle
scavano profonde voragini dentro
sono oceani
e li intrappolo col corpo
ti lascio scivolare dentro
fino al vuoto
quando tace ogni respiro
e ti vivo attraverso
ti tengo stretto tra le gambe
contraggo i muscoli
coli a picco su di me
è aurora
i raggi viola ci tagliano
a pezzetti piccolissimi.

monemvasianotte

Desidero perdermi
in una notte che non è notte
in un luogo che non è luogo
in un tempo che non è tempo
tra i vicoli trasteverini
di un’estate
che non arriva mai
nelle piogge autunnali
fatte di odori di cibo
e voglia di vivere
sempre e altrove
nell’intercapedine del pericolo
tra vicoli di vino pastosi
e canti ebbri
di gente
che non vedrà mai
il sole
con i miei stessi occhi.

4nafplio

Fragile estasi solipsistica
in un delirio di violini in festa
e mi guardo da te
mentre ti osservo
dal più lontano dei tramonti
e sono tra le tue braccia
sfumature di cielo intoccabili
vorrei che mi mostrassi la strada
che nessuno al mondo mi ha mostrato
mentre mi credevano piccola
e futile e bastarda mendicante
di verità rubate
io avrei voluto solo sentire
fino in fondo
il suono di quei violini
e mi perdo nella musica
ti lascio essere in me
attraversarmi.

DSCN2331

Viene a riprendermi il mare
e voglio perdermi
nell’inferno di ogni onda
come vi fossero scolpiti i miei ricordi
voglio essere il mio stomaco
e nient’altro.
Non conoscerò mai
il sapore degli addii,
evito il sole
e trangugio la notte
come stelo di verde rimpianto,
mi avveleno delle cose
che non si possono dire
ferite di cuoio
sul guscio del vento.
Sono parola
profanata dal tempo
battuta come pelle
di non so quale mondo cieco.
E vorrei svegliarmi
e vorrei svegliarti
e vorrei piangere e danzare
la gioia e il dolore
fino a varcarne il confine.

DSCN3122

Bevimi
fino alla fine degli inganni.
Cercami
nelle fenditure della notte.

IMG_7214

Dobbiamo essere vicoli silenziosi
frazionarci ai bordi della strada maestra
e non trovare mai la luce
non infrangere mai lo stereotipo
che gli sguardi hanno fatto di noi
Dobbiamo nasconderci nella notte
tacitamente attraversare i cantieri vuoti
non guardare mai in volto l’altra gente
Dobbiamo restare nell’angolo di mondo
in cui hanno relegato la nostra coscienza,
sottomettere il corpo alla ragione
e fingere che vada tutto bene.

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Clandestina è la notte,
spietata.
Funamboliche essenze
tra voci e silenzi,
cumuli di corpi
nei sottoscala nascosti
di strade sconosciute.
E ce ne stiamo qui
a nuotarci negli occhi
mentre la musica incalza
Trentemoller
e ho paura del contatto,
dell’umano
e degli sguardi.
Ci viviamo ora
distanti dal vuoto
e mai pieni.
E ce ne stiamo qui
a spogliarci con gli occhi
e le labbra e i denti.
Nessuno vuole conoscere
il confine della notte.

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Pube rado
vulva che guarda
come occhio di magnolia
carnivora divora
giorno che scorre
sulle trame della pelle
e abbandona i frutti proibiti
messianici nascituri in cassonetti bruciati
muri diroccati
la cui vernice cola via
sulle crepe dei miei giorni
notte di fiamme
plenilunio d’incanto
sangue tra le cosce
lacrime nere
cartelli bianchi
bocche ululanti
diritti violati
Trastevere al tramonto
bicchieri sollevati
vini trangugiati
sguardi violentati
sassi lanciati
sbirri e manganelli e repressione
e corpi sudati
che cadono in strada
lungo Tevere di sangue
squat sgomberati
clochard che camminano in fila indiana
dietro infiniti se stessi
con cui continuano a parlare
ad alta voce
senza auricolari.
I giorni si mangiano l’un l’altro
sono piante carnivore.
I sogni si confondono con la vita
mischiandosi alla veglia.

3 - performance fonderia 900 1

La loro è una rivolta di spettri,
un gioco di cadaveri
in strade abbandonate,
una danza macabra di sguardi,
tentazione sieropositiva,
rivoluzione decadente
che strizza l’occhio all’osceno.
Sono tra loro
a rompere vetri
di cattedrali d’illusioni,
sono con loro
a fracassare il cuore
della menzogna.
Sono carne strappata,
sezionata, divorata,
cado tra le braccia
di torbidi demoni
e filtro il buio dalla finestra
di una pietà infranta.

DSCN2009

Non sono qui
dove le pareti crollano
sono racchiusa in grida di vetro
ragni sottopelle
e vesti di rete nera e muffa
ce ne stiamo a guardare stanchi
sulla linea dell’orizzonte
la fine del sole
mentre si celebrano rivoluzioni
spezzate sul nascere
ce ne stiamo silenti a scrutare l’ignoto
mentre la pelle del mondo si stacca
e il suo odore cola via.

ilasfumata

Se fossi qui con me
ti sussurrerei favole
dal profumo di immenso.
Dal profumo antico
delle cose autentiche
che sembrano svanire
in questa foresta di sguardi
e mani che vogliono afferrarmi
e dita che vogliono sporcarmi
non desidero che la tua pelle,
quell’odore su di me
e il mondo che crolla.

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E vorresti guardare orizzonti
perdersi nel vuoto
mentre aspetti una promessa
che non sarà mai.
E vorresti sentirti cadere
da grattacieli di cartapesta
mentre tutto intorno
si sfalda e cola via.
E vorresti toccare
le luci spente della notte
che tutto sovrasta.
Vorresti aggrapparti alla notte
e strapparle la pelle
e conoscere il punto
in cui il buio converge nella luce.
Vorresti graffiare l’infinito
con le unghie.
E vorresti lasciarti vincere
dai demoni che ti sussurrano abissi
come venti a trafiggere la carne.
E vorresti sapere
che nome ha il futuro
mentre scartabelli vecchie supposizioni
per lanciarti nel mondo
gettata
come se dovessero raccoglierti.
Tra insegne multicolori
e suoni metropolitani,
in anonime vie
attraversate da palazzi
e tram e cartelli pubblicitari
che nascondono la storia
incartandola
come un regalo di natale per soli ricchi.
E vorresti fermare le sue mani
che ti stanno a scucire la pelle
come se dentro vi fosse
qualcosa di unico e raro.
Vorresti parlare a quelle mani
e dir loro che non c’è proprio nulla
nel tuo corpo,
nulla che valga la pena scoprire.
Ma non puoi che lasciarti andare
a quei silenti baci,
a quelle armoniche profanazioni
che sanno meglio di te
quanto sia profonda la notte.

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Mi attraversano strade sconosciute
come dita intrecciate allo specchio
dilegui lo sguardo
nella notte impressionista
di una Parigi fradicia
Anfibi su pozzanghere
taxi che non si fermano
scorbutici innamorati
sotto ombrelli-pipistrello
camminano la notte
come fosse una spirale
sulla linea del ritorno
direzione: nessun luogo
e ti guardo svanire
nel fondo di un bicchiere.

ilaria_IMG_4699

Le strade hanno occhi
ti mangiano dentro
come se un occhio
potesse addentare
strapparti la mente
sbrindellare la pelle
dilaniando muscoli e ossa
Ogni occhio è una sbarra
Mille occhi prigioni
E tu
ti nascondi
nelle pupille.

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L’angoscia è una porta bianca
in un corridoio senza mobili
cammini lungo il marmo
e senti freddo
Sei immerso nella folla
eppure solo
mentre osservi
quei volti sorridenti
i colori colano via
e le facce si sgretolano
allora sei di nuovo lì
nel tuo corridoio bianco
pieno di una luce che non ti sfiora
e sai che dopo quella porta
ogni cosa sarà identica.

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Il mare era fuoco e vetro
fiammeggiava
colava via
e tagliava la pelle
come spigoli di specchio
infranto
nell’acqua erano vortici e spirali
erano teschi e scheletri
erano fantasmi
di maschere ottocentesche
danzanti valzer variopinti
sulle mura dell’orizzonte
tra le onde infinite alterità
erano mondi silenziosi
e porte verso l’oltre
non son degna di tanta bellezza.

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Voglio vivere di nulla
disperdermi nell’aria
essere nel vento
nelle cose
senza stanziare mai in nessun luogo
voglio sorvolare i contorni
squarciare le derive
arrivare al punto
di massima fusione del corpo
voglio diffrangermi nelle forme
essere ovunque
senza necessariamente essere qualcuno,
qualcosa
a volte la pelle
non so cosa sia
pezzi di me sulla strada
al vuoto l’immenso.

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Pubblicate sul giornale letterario di Belgrado ПЕСНИЧКЕ НОВИНЕ (PESNIČKE NOVINE trad: IL GIORNALE DEI POETI) Num. 4/66-Novembre 2009. Codice NCCH 1452-4902:

Pubblicata su “Knjizevni List” – giornale letterario n.61 del 1 settembre 2007-10-18

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