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foto di Pietro Guglielmino

Di seguito l’elenco delle librerie presso le quali è possibile ordinare il testo “Io sono un’opera d’arte – viaggio nel mondo della performance art” (Edizioni Dal Sud).

ROMA:

Artemare: via dell’Acqua traversa, 247
Arcuri Libreria Commissionaria Internazionale: via Locana, 38
Liberalibro Arion Testaccio: piazza S. Maria Liberatrice, 23/26
Librerie Silvio d’Amico: via G. Chiabrera, 166
Libreria Scripta Manent: via Pietro Fedele, 54
La Mia Libreria: via G. degli Ubertini, 38

NORD

Libreria Feltrinelli: via Tucidide, 56 torre 3 Milano
Libreria Cafoscarina Venezia: Dorsoduro, 3259 Venezia
Libreria Feltrinelli: via De’ Cerretani, 30/32 Firenze
Librerie Feltrinelli: via Repubblica, 2 Parma
Libreria Cortina Torino: via Marconi, 34/a Torino
Libreria Scientifica dott. Lucio de Biasio “AEIOU”: via Coronelli, 6 Milano
Libreria Bonomo: via Zamboni, 26/a Bologna
Webster: via S. Breda, 26 Limena (Pd)
Casalini Libri: via Faentina, 169/15 Caldine (Fi)

BARI
Libreria Feltrinelli Bari: via Melo
Libreria Zaum: via Cardassi, 85

ORDINI ONLINE

Internet Bookshop: www.ibs.it

Vi ricordo inoltre che il libro è ordinabile direttamente dalla casa editrice all’indirizzo: info@dalsud.it

Buona lettura a tutti!

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Dalla Prefazione a cura di Giorgio Patrizi

“È uno sguardo complesso, elaborato, costruito su esperienza e immaginazione, quello che si fissa sulle dinamiche della performance e scruta l’identità sfaccettata del performer. Una identità che si costruisce su una visibilità e praticabilità del corpo totalmente innovative rispetto ai processi identitari a cui ci ha abituato la tradizione occidentale e le culture del soggetto, anche quelle ripensate dalle prospettive psicanalitiche del XX secolo. È che la cultura performativa è una singolare e composita rivisitazione di modalità espressive e rappresentative che hanno caratterizzato in modo peculiare l’universo della modernità. Ma d’altronde è una pratica che spezza qualsiasi codice preesistente – esperito, magari, anche nella “tradizione del nuovo”- per rivolgersi alla ricerca di un’oltranza sempre più avanzata, di una nuova, esasperata, rivisitazione della materialità dell’esistenza e della possibile spettacolarizzazione dei sensi. In questa dinamica, sempre rinnovantesi e sempre di difficile fruizione e decodificazione, acquista spessore e concretezza la riflessione che nasce – appunto attorno al corpo- dall’istanza di dar voce alla tensione che agita la materia e che mette in scena la spinta ad uscir da se stessi: una peculiare vitalità che, a questa tensione, dà fiato e movimento, e coraggio per sfidare la quotidianità più banale, verso un’alterità a cui è difficile dare nome o forma, ma che si pone come quella dimensione di verità in cui tutto prenderà un nuovo senso e un nuovo valore.”

Dal capitolo introduttivo

“Da Nietzsche a Duchamp, in una prospettiva che procede verso il postmoderno, il corpo assume un valore diverso dal passato. Così come cambia il senso del corpo nello spazio, cambia anche nell’arte. Un fil rouge attraversa le nuove esperienze artistiche, dal teatro alla performance, questa connessione e rivelazione delle arti performative è comprensibile a partire da ciò che Maffesoli definisce baroquisation du monde 1.
Esiste la tradizione ma esiste anche qualcosa che sfugge al suo dominio e si muove in un ethos dinamico che sempre si rinnova.
Tradizionalmente esiste la pittura, la scultura, la scrittura, la musica, il teatro, ma cosa succede quando tutte queste arti si sgretolano? Dopo l’espressionismo, il cubismo, l’astrattismo e infine la pop-art e i tagli nella tela, l’arte visiva diventa installazione.
Il teatro nasce nell’antica Grecia come strumento magico, una sorta di divinità, una psicanalisi ante litteram, che permetteva alla gente un sentimento di immedesimazione e catarsi, seguendo quanto dice Aristotele.
Nel tempo, questa specifica funzione sacra del teatro è andata perduta. Dal Medioevo all’età moderna sacro e profano sono diventati ambiti separati e tra loro non comunicanti. La modernità poggia sugli ideali razionalisti dell’unità, della ragione, dell’indipendenza, dell’individuo.
Ma c’è stata un’epoca, il Barocco (XVII-XVIII sec.), in cui sacro e profano, cristiano e pagano, arte e scienza, filosofia ed esoterismo, si sono fusi creando un movimento artistico-culturale intenso e carico d’immaginario. «En bref, à une idéologie du développement en succède une autre qui met l’accent sur le déploiement, c’est-à-dire une croissance non finalisée».2 Il Barocco è carico di quello spirito tragico che si contrappone all’Illuminismo e al Rinascimento in cui la ragione sembra essere l’unico metro di misura del mondo. Così sono possibili esperienze artistiche come la pittura di Rubens, il simbolismo, la musica di Vivaldi, la scrittura di Cervantes, la filosofia di Giordano Bruno, per esempio.
Il senso di finitudine umano accentua l’attenzione edonistica verso i piaceri istantanei ed effimeri. L’attenzione alla bellezza diventa più importante dell’istinto di autoconservazione.”

© Ilaria Palomba

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