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Category Archives: cardiopatici

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forse avevo solo bisogno di un paio di amici così ho promesso loro che avremmo conquistato il mondo ma a me il mondo non importava non mi è mai importato avrei voluto solenni battaglie in nome di un ipotetico noi identitario mi sono lasciata scalfire dai giudizi dalla desolazione del quotidiano ho danzato su specchi per allodole e li ho infranti

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è che all’improvviso ti senti solo perso nel nulla siderale del tutto la città cresce cancerogena alle tue spalle su di te contro di te dentro di te ogni giorno perdi il senso nel turbinio dei progetti frequenti gli uffici i caleidoscopi le poste le manifestazioni le ossessioni piazza navona piazza di spagna campo de’ fiori stai lì che ti muovi spasmodico e nulla più ha senso… nient’altro che il movimento stesso e così scivoli nell’oblio dimentichi ciò che credevi di sapere le morti le nascite i matrimoni i divorzi ogni cosa cade nell’oblio della velocità nell’inadempienza del volere dimentichi persino chi sei stato e perché sei qui e quel che è peggio dimentichi il corpo le scopate si susseguono identiche attraversando organi sessuali diversi sei qui eppure sei altrove l’ombra sfumata dell’esserci ti vive addosso senza tuttavia lasciare segni il tempo cancella le cicatrici il tuo corpo è in balia di chiunque chiunque può farti sentire vivo o morto a suo piacimento chiunque può decretare il tuo valore con un sì o con un no e tu non sei nessuno non sei più corpo ma volontà di volere insegui spasmodico l’ultimo ricordo che l’eterno splendore della mente non abbia ancora cancellato in favore dell’oblio frenetico poi un giorno ti guardi allo specchio e sei troppo vecchio per accorgerti di poter invertire la marcia delle tue battaglie non è rimasto altro che polvere dei tuoi lavori legnetti spezzati della tua vita fotografie sgranate che incorniciano un’illusione di felicità ti convinci devi convincerti che sia valsa la pena ma per cosa? per chi? per quanto? fermati respira te lo ricordi il respiro?

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silenzio attanaglia il silenzio perchè hai scelto questa vita? riflettici nessun suono nessun gemito nessun rumore dove sei ora? lentamente il respiro s’impossessa di te ti possiede è altrove la vita maya e atma altrove il tuo io altrove il tuo non io il corpo è ancora vivo sei capace di sentirlo? ascolta la pelle la tua pelle vale più di ogni cosa nella tua pelle sono incastonati gli insegnamenti del passato soffia un vento leggero e puoi toccarti sei vivo puoi accarezzarti come un’amante e restare immobile mentre la notte s’impossessa di tutto

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il vuoto non è oblio ma corpo vivo che pulsa puoi sentirti addosso la storia mentre tutto crolla restare immobile sei ancora capace di restare immobile? non ci sono rifiuti che possano scalfire il respiro quando è saldo e costante e segue il fruscio del vento oltre la città vive l’immenso alberi secolari fiumi laghi oceani ogni cosa pulsa con te in te oltre te la vita vive di se stessa è fuoco e si ciba della distruzione delle sue parti vivi oltre l’incombenza rifiuta l’oblio i lavori forzati gli sfratti le scintille anfetaminiche di un eterno delirio oltre il tuo ruolo c’è un’essenza investe tutte le cose e frantuma la singolarità in un unicum osceno è vita e morte è corpo e soffio è tutto ciò che non si può comprare non ha luogo né tempo né quantità né confini esiste solo se decidi di crearlo ma ti vive dentro nel fondo del corpo è carne viva e plastica materia senza legami non ha bisogno del tempo ma lo ingoia in silenzio e tu lentamente apri gli occhi.

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Evento CARDIOPATICA 2

Performance CONTRONATURA con Manuela Centrone

Testo Ilaria Palomba

Musica Sigur Ros

Video Manuela Centrone

Foto Marco Fioramanti e Giancarlo Capozzoli

IO E I CARDIOPATICI IN RADIO

I CARDIOPATICI DESTABILIZZANO E SCANDALIZZANO RADIO CITTA’ FUTURA (ascoltaci cliccando qui, siamo nella seconda metà della trasmissione Carta Vetrata)

Foto di Melchiorre Carrara

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VENERDì 5 APRILILE 2013 ore 20.30 LIBRERIA RINASCITA VIALE AGOSTA 36 (Roma)

Performance collettiva: Ilaria Palomba, Paolo Battista, Daniele Casolino,

Luigi Annibaldi, Fausto Rampazzo, Claudia Gizzi con la

partecipazione di Damiana Ardito.

Cuori palpitanti, voci estreme di amore e rabbia, colori ciechi, musica

tattile.

Entrata libera e bar-aperitivo aperto!!!

 

DOMENICA 7 APRILE 2013 LETTI A COLAZIONE ore 11.30 LIBRERIA SCRIPTA MANENT VIA PIETRO FEDELE 54-56 (Roma)

Ilaria Palomba, autrice di Fatti male, presenta il suo romanzo e introduce i Cardiopatici:

Paolo Battista, il direttore della rivista Pastiche, è un poeta on the road come non se ne vedono da decenni, ha scritto un romanzo sulla tossicodipendenza e da anni cercava un gruppo con cui crescere.

Chiara Fornesi è una fotografa, piercer e performer, ha vissuto in giro per il mondo, imparando a contare solo sulle proprie spalle, la pelle è il suo tessuto, la sua pagina bianca, la sua tela da lavorare e incidere.

Daniele Casolino è un poeta e narratore capace di volare e precipitare, l’inchiostro dei sonetti di Shakespeare sporcando le tavole del palcoscenico, mettendo in scena un nuovo Borges vestito da Pessoa.

Luigi Annibaldi scrive racconti che hanno del mito, del fantastico, del pop, surreali come quadri, carnivori come dinosauri.

Ermione Claudia Gizzi è una scrittrice erotica e modella Alternative Goth di Milano, scrive storie erotiche e isteriche.

Fausto Rampazzo, autore di Don Giovanni Light (Bompiani), è uno scrittore di altissima qualità che svela l’uomo nelle trame di un erotismo oscuro.

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BERLINO ELECTRODREAMS
I
Guardo il brillare dei chicchi di neve dalle finestre di Neukolln danzo silenziosa a occhi chiusi nella nebbia di Kreuzberg accolgo volti e sguardi riassumo corpi nel tatto della distanza rispondo enigmatica a domande mai formulate mi libro spettrale sopra palcoscenici Berghain Kantine e cammino fredda nella furia del Cardio con Luigi, Paolo, Daniele e i loro scritti che albergano in me come demoni dai mille volti e Chiara e Damiana e la loro arte sanguinante. Cammino fredda nella furia del cardio tagliando atomi al vuoto che imperversa glaciale sulla pelle della notte dalle vetrine del Kadewe. Tu mi baci le dita e ci dimeniamo aurore elettriche al Tresor spiandoci tra le sbarre e torturandoci tra lenzuola nerobianche e fumiamo l’angoscia di ogni partenza a Schönefeld e scopiamo via la morte in filamenti di estasi mentre le ore tagliano pezzi di me sul baratro del tempo. Berlino è un lungo sogno che seduce e abbandona. Miliardi di timori accalcati tra le coperte e mi fermo consumata nell’oscurità a raccogliere gocce di te tra le lenzuola prima di lasciare l’istante proiettata altrove ovunque e in nessun luogo distante.
II
La mia vita esplode, ogni cosa è qui e ora ma tutto mi sfugge. Cerco validi motivi per restare in vita ma non vi è che illusione le strade bianche di neve e luce il giorno fuggente nelle suole delle scarpe sporche di ghiaccio tra Kreuzberg e Frankfurter Allee, Tom e Marianna c’invitano a cena e siamo con loro a parlare di letteratura e poi siamo altrove proiettati verso miliardi di possibilità. io, Lupo e Anya inspiriamo sigarette e veleno. Lupo gira booktrailer con Anya che gioca a uccidersi comprando libri-droghe, fissiamo quadri barocchi nei privè degli electroclub Berlinesi. Dormiamo uno sull’altra all’alba sui sedili gialli della metro mentre il vecchio barbone scolletta e il punkabbestia è lì stravaccato coi suoi cani. Stiamo fuggendo tutti da qualcosa io dal riflesso riverbero assoluto di una donna che disprezzo che divide il qui e ora con l’accetta del cosa sarà e sta a frazionarsi i successi nel dubbio del domani. Disprezzami. Fammi sentire l’eco del mio diniego sulle curve del corpo. Ascoltiamo gli Indochine seduti sui gradini di cattedrali sconsacrate. E io come Justine sacrifico la mia vita all’infinito. Le notti si consumano come sigarette al vento e i miei occhi bevono tutta Berlino. Risali ripide le mie cosce fino a inondarne gli argini sporcandomi della tua luna bastarda dell’ululato dei lupi sono ovunque nella notte tra le pareti dentro le cosce non puoi sfuggirgli sei loro preda. Danza e taci. Non puoi essere libero, non ti è concesso. E la gente ride mentre credi di scappare verso oceani di distanza e su fiumi di cemento scorre fluido sangue indelebile di dissidenti ammazzati e dimostrazioni violente e pezzi di muro di Berlino che non sono angeli. Vorresti scaraventarti nella storia e sacrificare la tua vita all’egemonia dell’istante. Esistere è un sacrificio umano e tu lo sai mentre mi saluti nella nebbia a Schönefeld le nostre strade si dividono gli aerei volano gli aerei cadono le nostre vite si dividono. Da questo istante è un doppio gioco stare al mondo tu altrove io ovunque e vorrei scucirmi dalla pelle il dono della presenza strapparmi di dosso utero e intestino lasciarti divagare e sussurrare luce alle mie ossa fragili e sgretolate come gessetti sotto suole martellanti. E vorrei non lasciarti ridere di me dell’idea di me che questa strada ha reso vetro nella pioggia e vorrei suicidare il senso nel non senso e bruciare atomi della mia pelle che ancora grondano te e vorrei dividermi infinitesimale su note elettromaniache tra le pareti del Lido nella foga dei corpi sudati corpo a corpo corpo su corpo la notte al Tresor a danzare condannati dentro gabbie da macello tra le sbarre dell’eterno ritorno a spiarsi la notte sussurrandosi ombra a guardarsi sedurre occhi sconosciuti a guardarsi scopare divisi e a non guardarsi mai. E vorrei gridare al mondo: cristo, anch’io sono un essere umano ma non lo ascolterebbero nessuno ascolterebbe e non posso che gridare: satana io non sono e non sarò mai un essere umano e non lo capirebbero ma io mi capirei attraversandomi Trentemoller Thinking about you pensando a te ora dalle memorie di un Bahnhof Zoo meno tossico e più commerciale trasformato in una macelleria di corpi in transito, turisti e vetrine. Cielo bianco fotografie postmoderne in ciò che una volta doveva essere stato uno squat a Hackescherofe e a ciò che è stato di noi del nostro non morire A-MORS senza morte. Fisso gigantografie di Andy Warhol che i libri d’arte non rendono e rivedo ciò che fu dei nostri corpi saturi di gioia carnivora. La notte seduce il vuoto il mio corpo nudo in penombra proiezioni di ricordi sulla parete finestre spalancate e ce ne stiamo qui a guardare l’incendio che fu del nostro insieme i corpi che colano, gocciolano, inondano e il fuoco che si nutre della loro dissoluzione come il tutto vive della distruzione delle sue parti. Sacralità della distanza danza della distruzione, dissoluzione dell’io nel tutto e tutto ciò che esiste prima o poi abbandona.

 

 

 

 

© Ilaria Palomba

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Se mi chiedi cos’è Cardiopatica posso dirti solo che quattro ragazzi si sono incontrati nei sottosuoli di Roma, in una S. Lorenzo isterica, in una Torpignattara fradicia, nei soggiorni dei monolocali di Garbatella, e hanno deciso di leggersi e scriversi e rileggersi e condividersi e urlarsi e urlare. Da quattro sono diventati cinque, sei, sette, e vogliono crescere ancora.

La storia s’inscrive ogni giorno sulla nostra pelle, nella nostra carne, la storia non può essere dimenticata, la storia è viva, il presente un giorno sarà storia, il passato serve a creare nuovi futuri. (…continua su “O”)

cardiopatica

Vorrei che qualcosa accadesse squarciando le budella degl’inferi. Vorrei non essere sola in un fottuto studio a scartabellare vecchie cartoffie per poi buttarle via. Per poi buttarmi via. Vorrei vivere in prima persona e non lasciarmi frugare nella mente e nel corpo da futili principi che non ho mai scelto.

Eravamo un anfratto d’infinito. Silenziosi e pallidi a solcare l’orizzonte. In una sala prove sulla Casilina a inventarci un futuro che non c’appartiene. A inventarci valori che gli altri ci negano. A inventarci una vita che se stessa divora.

Eravamo crudeli e spietati, fottuti e immacolati. Sei voci disperse, cinque scrittori presenti e due nominali. Una performer bondage legatrice di anime in pena e corpi che bramano nuovi traguardi. Un proprietario dai capelli heavy metal. Eravamo ubriachi ancor prima d’iniziare. Sorseggiavo vino furioso iniettando di buono le papille gustative.

Vi parlavo di sesso e droga, fanatici paesaggi metropolitani irrisolti. Rizomatici quartieri di periferie pugliesi. Eravamo in una Roma indiana e sottosuolo. Eravamo in una Roma sottotono. Immaginavo lisergiche danze tra Ian Curtis e Ellen Allien. She lost control again nella mia pancia. Il controllo non vi era mai stato. Parlavamo di crisi e massacri, di come sopravvivere al mondo e svoltarci la serata.

I miei occhi puntavano altrove. Batteria, casse acustiche, birra alla frutta. C’era l’inesistenza nei miei occhi, nei vostri l’immenso. Stavamo a scartabellarci il cranio per inventarci qualcosa che non fosse fottuto dai vermi. A inventarci qualcosa che non fosse mangiato dai vermi. A inventarci futuri che non ci sarebbero mai stati. O che avrebbero trionfato sulla banalità del nostro male. Del vostro male. A inventarci futuri che ci avrebbero salvato.

Rileggevo testate on line mentre i partiti si spartivano il paese gettando i nostri corpi in pasto alle carogne. Mentre il tuo corpo è già in pasto alle carogne. Volevamo risvegliare la letteratura, i Kerouac e Burroughs e Fitzgerald e Virginia Woolf e Moravia e Emily Dickinson e Baudelaire e Rimbaud. E tutti i poeti crocifissi sull’altare dell’arte. Ingiustamente giustiziati da un darvinismo senza padri.

Figli di nature bastarde dilaniavamo il tempo in brandelli di vuoto mentre i corpi morivano esangui e i più furbi ci mangiavano il cranio. E i più vermi ci spedivano all’inferno. E i più leccaculo andavano in paradiso consacrati al bene dei vermi nei secoli dei secoli.

Eravamo sporchi di poesia, traboccanti arte rosso scuro e fluida geometria della distanza. Eravamo incompresi dal mondo e del mondo non ce ne fregava un cazzo. Eravamo cattive persone, quelli a cui ti dicono di non dare corda. Eravamo corde titillanti e invisibili mine senza freni. E stavamo progettando un modo per mandarti in fumo il tuo futile sistema di programmi stabiliti e vetrine sbirluccicanti e supermercati viventi in cui esporre miocardi vivi e pulsanti.

Eravamo nudi nei paradisi dell’inaudito. Osceni e pallidi a legarci le braccia per gridare al mondo la nostra inguaribile cardiopatica voglia di vita.

 

 

 

 

© Ilaria Palomba