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tempio

 O forse semplicemente non avevo pareti e non ne ho ancora hai presente quando ci si spacca e sei un frantumo di ricordi che non vanno a posto essere fuori è essere indietro e avanti senza presente questo mi sento adesso senza presente avere quindici anni e cinquanta come aver perso la partita al ping pong dell’abisso lo leggete ancora l’urlo di ginsberg vorrei poterti dire che oltre il corridoio c’incontreremo ma non è vero non sempre si incontra altro che la propria immaginazione l’immaginazione può fecondare e quando la realtà ti si pianta addosso con la prepotenza di un avvoltoio ingoia le carcasse nel cassetto gli armadi sono diventati bare a furia di metterci scheletri lo so sono dannatamente generica se non lo fossi mi direste che sto parlando di me giusto no ma io sto parlando di voi di tutti voi di un noi che non è noi perché abbiamo perso la guerra abbiamo perso la guerra più di quarant’anni fa e ora ci rifugiamo nelle creature digitali nelle illusioni fantasmagoriche del web dove siamo tutti star e poi magari m’incroci e non vedi il muro di fantasmi e ci vai a sbattere hanno le voci del vento e sussurrano sussurrano con tutte le facce del passato e tu le vedi in me ne senti l’odore l’odore del passato del tradimento dell’abbandono e me lo fai scontare ma io non sono il tuo passato e non sono neanche l’immagine che hai veduto a una dimensione io sono erba bagnata cielo fulgido al vespro sono maree in tempesta sono aria di monte sono lava di vulcano sono lama che infrange trafigge dissipa al vento fa scampoli del corpo e torna alla terra e tu hai voluto pagassi hai voluto pagassi con la carne bloccato il torace il cuore che tace hai voluto vedermi riflessa nel tormento sorgi dalla notte dei tempi sorgi deriva portami fuori fuori da questi specchi sbrecciati in cui condannarmi al ritorno di un sempre e di un mai sorgi e dilania tutte le medesimezze e ovvietà sorgi pietà fa di me un gatto un albero o un fiume fa di me il mare traduci in tempesta la mia umanità spaccami ancora in mille parti e mille occhi così che io possa vedere lontano oltre l’umano fuori da queste quisquilie chincaglierie per le allodole rampicanti senza fiori i boccioli li hanno strappati volevo solo sapere dove arrivare ed è quello l’errore mettersi a cercare il fondo non c’è bisogna scivolare scivolare scivolare più in basso e il più in basso è più in alto senza gravità che senso ha dire alla terra di ruotare il suolo e il cielo lo spaziotempo E = mc2 ma stringimi amore precipito e volo senza vie di mezzo divieni con me bestia e Dio.

© i. p.

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