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luce

Sai di cosa ho paura ti dissi manipolazione intendo mentale quando il potere sovrasta il desiderio paura di essere debole e farmi risucchiare tu non sei debole sei forte dicesti siamo forti avremmo potuto cervello poltiglia io ce l’ho dissi e tu ti davi lo smalto alle unghie dei piedi perché dico perché vedo la gente arrivare tutti prima o poi raggiungono l’obiettivo chi in arte chi in letteratura chi apre un’attività questa cosa delle start up ma che significa start up e io manco so se riesco ad alzarmi dal letto al mattino poi smettesti e iniziasti con il rimmel avevi lunghe ciglia e floridi seni coperti da una sottoveste in pizzo occhi azzurri oceano sopracciglia disegnate di nero capelli chiari e io stavo a raccontarti i drammi mentre conoscevi i sacrifici e gli affanni l’aver scalato vette invisibili e sopravvivere all’assurdo ho paura Anya ho paura di fallire ho già fallito sempre si fallisce anche quando si vince chi vince perde la libertà è schiavitù 2984 non voglio vedere ho cercato gli altri e ho trovato il vuoto forse ho confuso il desiderio con l’amore la competizione con l’amicizia la mondanità con la fratellanza lo diceva anche bauman siamo liquidi e le parole nel fluido si sciolgono cosa resterà di quest’epoca di zombie cosa resterà della mediocrità dei narcisi ti alzasti la sottoveste sotto i piedi piccoli di geisha e l’incarnato diafano pelle d’angelo forme di demonio ti ho guardato i seni la biancheria in pvc lo sfolgorio negli occhi il culo da statua e camminando lasciavi cadere vestiti gocce di birra e freddo forse ti scambiai per il fuoco ti chiesi di nascondermi adesso scavalchiamo il senso siamo due eroine abbiamo superato il tempo gli amici zombie dell’ultima festa quelli cui bastava una pera di furia per sentirsi all’altezza io ero fuori fuori da tutti gli argini che succhiano grida fuori da ogni stato definito norma fuori dalle convenzioni del sociale e dell’antisociale tu eri decisamente antisociale o quel tanto che basta per cavarsela con i mostri te lo ricordi l’innominato e io ricordavo eccome le notti oscure l’idillio e l’inganno quando diceva sta zitta e io in silenzio acconsentivo a lasciargli l’arbitrio del corpo ma ora è diverso ora non più cosa volevano da me nulla dicevi eri fragile e loro avevano fame i volti nel fuoco gli occhi nella bruma le mani sui seni se voglio ti scopi i miei amici se voglio entri lì dentro e ci stai tre giorni se voglio chiudi la bocca se voglio apri la fica e se vogliono fotterti fino a farti sanguinare sanguina puttana quello sei nient’altro ora poi mi guardo le unghie lunghe nere e guardo le tue rosse i fianchi ondeggiare la musica elettrica le vicinanze estreme le scalate sociali i soldi su per il culo i romanzi venduti e quelli obliati le ragioni dei deboli la rivalsa del fango andiamo via Anya portami oltre l’ultimo trip dopo tutto quello che abbiamo visto ce ne possiamo anche andare le luci stroboscopiche l’istante in cui eravamo dee per una notte sopra un cubo di rubik infinitamente girato con i tasselli confusi l’artificiere e la bomba l’istante dell’aria i cervelli fritti le mani sui seni i calci negli stinchi ti rendi conto amore siamo sopravvissute al massacro cosa t’importa del resto sei già un miracolo sono piena di tagli dissi e tu li medicasti dovevamo recidere le vene del tempo scarnificare lo spazio fino a trasmigrarne l’illusione dovevamo assurgere al diniego o all’atarassia senza padri senza madri senza colpe che non fossero l’essere gettate in un caleidoscopio di corpi la pioggia rivestiva il futuro di un passato illusorio sei quel che inventi di esser stato per cui ora cancella le mani le corde le paturnie i polsi dimentica gli occhi e i denti e il puzzo di putrido dimentica le ossessioni del mattino a parlare con le foglie dimentica le tende che si gonfiano di fluido viola stinto la pancia del demone l’occhio di dio le carezze del satiro il matrimonio indicibile della luce con le tenebre dimentica ogni cosa e danza danza danza sulle macerie del tempo testimoni ultime tu ed io sulle sponde del nulla la perfezione dell’ora senza radici senza pareti solo rizomi a pori aperti nello spazio non puoi paragonarti al mondo perché sei una sopravvissuta lo siamo entrambe vittima e carnefice bene e male essenza ed esistenza entrambe sulla linea di confine rincorrendo i gatti nella bruma di un varco spalancate al ricordo eppure già altrove.

© i. p.
foto di Stefano Borsini

2 Comments

  1. L’ha ribloggato su CATTURA.


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