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Sono Tiresia uomo donna cieca oracolo trasmetto un sentire che passa di mano in mano non mi è dato vedere posso solo sentire l’ascolto mi è dato dall’ombra onda fuoco terra aria mi portano in un luogo gonfio di respiro ho paura di dover parlare la voce non supera la trachea sono invasa dalle onde ascolto un pianoforte lontano sento il mare nelle narici Odisseo ascolta le conchiglie spiega le vele e viaggia nel sottomondo il femmineo lo accoglie e respinge una donna gravida Circe o Penelope? Un uomo dal timbro baritonale lo assale traditore tradito nelle orecchie le voci del mare il responso di un oracolo immondo traditore o tradito? Lancio di uova un cappio oggetti nel vuoto rumori ho paura del vento che questo possa dissipare il canto delle sirene dove finiscono le voci? C’è un corpo che vive si smembra diviene altro si fa tramite ossesso posseduto abitato dai molti l’io assassinato dai molti la sacerdotessa ebbra di poesia raccoglie i cocci uomini-uova invadono la spiaggia nel buio profondo compaiono occhi d’ogni sorta specchi infranti sul ciglio della tempesta cerco la donna nella nebbia e tu combatti giganti acefali luci al litio riempiono l’aria di respiro consumano la terra ruotano volti senza occhi s’impiccano uomini-coltello bambini-quarzo sirene-avorio proci traditori Odisseo nelle tenebre incontrerai la nemesi nelle tenebre Solaris Penelope in miniatura una Minerva dai mille occhi e mille arti il suono rotto di una fisarmonica arrivano a migliaia uomini-ombra vascelli fantasma onde d’aria trascinate dal vento ascolta le voci delle conchiglie torna indietro l’orizzonte è nel ventre aperto nel torace disseminato di tenebre quanti granelli contiene la sabbia? Penelope sul limitare del giorno voce di marmo divenire-mostruoso divenire-macchina divenire-cosa senti la potenza delle voci del mare senti la potenza del mare il buio è sconfinato si slabbra nelle braccia spalanca la sabbia divora il sole è lì in fondo che vedrai l’occhio è un uovo c’è un piccolo mondo caleidoscopico morirai mille volte per mille volte rinascere sulla strada di casa ti scoprirai cieco ci saranno solo braccia a raccoglierti solo braccia amiche bramate figlie dei giorni a venire dimenticherai il sapore della polvere amara il sapore debole del vino che fu acqua e fu fango e fu lava dimenticherai il sapore del divenire-meccanico dimenticherai il corpo e sarai in un istante eterno più vicino al sole là dove non esistono i luoghi i nomi le strade sarai tutte le cose transeunte e dovrai svegliarti nella tela di Penelope svegliarti senza occhi cancellare il silenzio divenire-bambino come se non ci fosse mai stato l’inverno.

 

© Ilaria Palomba

 

Un grazie infinite ad Antonio Bilo Canella, Alessia D’Errigo, Giovanni Greco, Daniele Casolino, Luigi Annibaldi, David Fiandanese.

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