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ila fatta male

Nino sta sul cesso di casa sua arrapato con Nina nuda che gli siede sopra. Accanto il lavandino arrugginito, incrostato e la porta che non si chiude. Nino infila il cazzo arrapato tra le cosce di Nina e, con una mano premuta sulla schiena di lei, la spinge in avanti e in basso, per farlo entrare meglio. Di là si sentono rumori di stoviglie, un bimbo che piange, la sorellina che grida, la voce possente della mamma che strepita. Nino mette un dito sulle labbra semichiuse di Nina, proprio sopra il piercing e si sporca della sua saliva, quella geme forte e lui le fa sch, sch, ci sentono di là. Mentre la scopa Nino pensa, godendo, al giorno in cui con gli altri è andato in piscina, alla nuotata che hanno fatto, al freddo boia, alle pieghe del costume di lei nell’acqua, al dito che le ha messo tra le gambe e alla pera che si sono fatti insieme negli spogliatoi. Nino tira fuori il cazzo e spinge la schiena sudata di Nina più in basso, glielo infila nel culetto roseo e tondo. Lei un poco si ribella ma poi se lo lascia fare. Lui guarda in alto, la grande macchia di umidità sul soffitto sembra una laguna verdastra piena di vegetazione e gli gocciola in testa. La porta cigola mentre Nino eiacula nel culo di Nina. La porta si apre e la madre di Nino, mora, grassa e baffuta, entra in bagno senza pudore e si mette a gridare: hai finito? tua sorella si fa sotto! Nina guarda incredula la madre di Nino, gli occhi fissi sulla bruna peluria sotto il suo mento, mentre sente lo sperma scenderle giù dalle natiche e sporcarle inguine e cosce. La madre di Nino richiude la porta sbattendola. Di là il bambino piange e la sorellina grida devo fare pipi. Nino sposta Nina da sé, prendendola dai fianchi e lei piano si sdraia sul pavimento. Nino si tira su i pantaloni e prende la siringa che prima ha nascosto dietro il cesso. Nina allunga il braccio e Nino infila l’ago nella pelle sua, preme lo stantuffo e poi fa lo stesso con il proprio braccio. Nino si stende accanto a Nina che ha ancora addosso l’odore acre di quel sesso violento e impetuoso. Nino tocca il capo di Nina, i suoi capelli rosa stinto che grondano sudore, le labbra spalancate in cui entra quella goccia dal soffitto. Nino si stende accanto a lei e con lei entra nel soffitto, in quel lago con i platani e i quadrifogli, le fronde che accarezzano il cielo, il tepore mite dell’acqua che rilassa la muscolatura e penetra dolce nelle ossa. Una luce chiarissima a schiudere i cieli. La sorellina irrompe di corsa in bagno con la mano tra le gambe. C’è un odore acre di sperma e sudore e pelle consumata, muffa, putrescenza. La sorellina guarda gli occhi bianchi di Nino e Nina che fissano freddi e assenti il soffitto. La pipì zampilla dall’orlo dei suoi pantaloncini e fa una pozza sul pavimento.

© i. p.

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