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Prima c’era tutta quella gente, ora ci siamo solo io e te. È buio. Una pioggerellina estiva graffia i vetri e il vento bussa. Sotto le tue ginocchia un lenzuolo bianco, immacolato. Le tue braccia sono legate da un singol colon, come le tue caviglie. La stessa corda, passa al centro della tua schiena, sotto le ascelle e sul torace. Sulle labbra ti ho attaccato un pezzo di nastro adesivo. Nella penombra del corridoio riesci solo a fissare l’affresco della Madonna mentre il campanile di Santa Maria in Trastevere rintocca le due di notte.

… continua…

© Ilaria Palomba

4 Comments

  1. bellissimo davvero 🙂

  2. Infinitamente grata per gli apprezzamenti e doppiamente grata a Michele per il commento.
    Questo racconto era nato come un noir ma non c’è niente da fare, la scrittura di genere non fa per me. Poi è diventato una storia di dipendenza, e infine, è una vendetta. E’ anche una critica nei confronti delle donne che si svendono per arrivare. E in ultimo è una metafora: l’arte vuole sempre una qualche forma di sacrificio.

  3. mi piace tutto quello che questo racconto “é”,quel che rappresenta.Dal racconto fine a se stesso,alla storia di dipendenza,alla vendetta,alla metafora…..al sacrificio.

  4. Grazie Angela.


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