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Oggi desidero farvi conoscere quattro potesse contemporanee i cui testi mi hanno lasciato a bocca aperta. Ho scelto una poesia per ciascuna di loro, se vorrete approfondire cliccate sui loro nomi e potrete accedere ai loro blog.

Ringrazio Mariella Soldo, Giusy Del Salvatore, Olivia Balzar e Lié Larousse.

Syntagma, 2011

Mi sento felice nel non riconoscere

i volti degli uomini che mi passano

accanto.

In questa terra sempre illuminata dal sole,

gli sguardi cercano ovunque un ritorno,

qualcosa che io non posso dare,

perché immersa nei bagliori nascosti

di un’errante solitudine

Mariella Soldo

Tratta da Fantasie Solitarie (Associazione Culturale LucaniArt)

Strano è diverso

Qualcuno ti ha tagliato una ciocca di capelli,

ha portato via un frammento della tua anima

Qualcuno ti ha spezzato le matite

geloso della tua prematura arte

Qualcuno ti ha calpestato il pranzo e

i crampi ti hanno quasi divorata

Qualcuno ha letto il tuo diario

confessando le tue paure

Qualcuno ti ha lasciata sola

dicendoti che sei strana.

Hai pianto.

Ebbene, piccola mia,

essere strani vuol dire avere qualcosa da comunicare,

vuol dire non essere vuoti,

non doversi preoccupare di maltrattare qualcuno ogni giorno

perché mille pensieri creativi affollano la tua testa

Vuol dire essere diversi,

artisti,

distinguersi per qualcosa,

una qualità, una dote che un giorno ti porteranno in alto

e una volta lassù,

i tuoi occhi saranno troppo piccoli per guardare così in basso,

dove regna la feccia insoddisfatta della propria vita.

Giusy Del Salvatore

Tratta da Chiamale come vuoi, siamo solo poeti incompresi (Aletti editore) di Giusy Del Salvatore

Poetessa

Legatemi mani e piedi

Ma non legherete la mia anima.

Non legherete il mio cuore

Con le vostre false lusinghe.

Sono una poetessa del terzo millennio,

voce dispersa

nel buio

nel vuoto

nella nebbia

di chi pensa che vada tutto bene.

Guardami mentre attendo

Che tutto crolli addosso a voi.

Olivia Balzar

Tratta da Strana come gli angeli (Albatros) di Olivia Balzar

L’Artista Madame Décadent

Lei senza muoversi la fissa,

la squadra.

Relegata

ad un angolo buio in fondo alla sala privo di passi di gente distratta,

intrasferibile

illumina ogni cosa allargandosi a dismisura.

L’ altra apparentemente assente

assiste inerme all’incanto coprendosi di poco gli occhi

con la mano sulla fronte.

In un istante la tela,

stanca del suo essere incastonata nel nulla,

si impone sull’artista.

L’artista sconcertata ed infastidita ne è attratta,

secchezza alla gola le blocca il deglutire,

l’istante dopo è in apnea,

intorno a lei angoscia,

silenzio,

vuoto.

Loro due ora, sono sole.

Il bianco implacabile è fisso su di lei.

Silenziosamente muta.

Dalle sue unghie spuntano fili di setola sottili,

ambedue le mani prima calde e mobili

si irrigidiscono legnose immobilizzando i polsi senza più battito,

volto collo e torace impallidiscono senza calore

ingrigendosi in un’unica astratta forma.

Membra d’occhio,

una di nero si ingrandisce senza tregua,

l’ altra d’ avorio con una croce al suo interno lentamente sparisce.

Una difronte l’ altra.

Una impassibile, l’ altra in trasformazione.

Poi lo struscio dei passi torna a risuonare stridulo nella sala

conformandosi in un mucchietto di esseri

fermi a fissare con le teste di sbieco il quadrante loro davanti,

apparso così,

dal nulla,

con l’ indice al centro del naso,

il pollice sotto il mento,

e un braccio semi arcuato a sorreggere il tutto,

intenti a cercarne il verso.

L’ artista è persa,

di lei non c’è più traccia,

forse ha lasciato qualche acrilica goccia di sé sotto il passo di chi è ancora fermo lì,

con la testa china,

e si sta cercando.

Io ti ho solo vista,

un momento

poi ti ho guardata in movimento.

Tua è l’ espressione come in trance

è un lembo di stoffa sottile

che brillante scivola

come saliva trasparente

quando incontra la lingua,

il labbro,

la bocca tutta,

che ti insegue inamovibile impregnando la mano,

la setola,

la ruvida tela,

e sfocia in uno sfogo di colore

impossibile da immaginare prima..

Ora ammiro la tua creatura riflessa,

ed è meraviglia.

Lié Larousse

Tratta da Viaggio di una bambina astronauta di Lié Larousse 

One Comment

  1. Complimenti Poetesse, per la vostra voce espressa in melodiose parole che al mio leggerle suonano una musica solenne.
    Grazie Ilaria Palomba per lasciarti divorare dall’amore, dal desiderio della ricerca.
    LL


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