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Ieri sono uscita tardi, non c’era grande tensione, solo, il 714 non mi ha portata a Termini, c’erano delle deviazioni, nessuno dei pendolari stava andando a manifestare. Scendo su via Merulana e una volta al Colosseo prendo la metro per Policlinico. C’è poca gente in giro, poche auto, il solito odore di Roma: smog. Il Tevere è inquieto e ha le sue ragioni, anche se è lercio, è pur sempre un fiume e qualcuno diceva che i fiumi conoscono tutte le cose.

 

Mi reco alla Sapienza, anche lì dentro pochi studenti, qualche striscione: medicina preoccupata, 14 novembre sciopero generale, qualche studente che strimpella roba dei Radiohead alla chitarra. In Piazza Aldo Moro cominciano gli schiamazzi. C’è un delirio di gente. Non si contano per quanti sono. Mi butto nella mischia. Mi sento un po’ a disagio, non sono mai andata sola a una manifestazione.

 

Molti sembrano minorenni. Immagino che molti di loro, come me al liceo, completamente inconsapevoli. Io mi buttavo in risse, scioperi, manifestazioni violente, occupazioni, per il solo piacere di stare con gli altri. Poi era chiaro che poco per volta tutto mi stava togliendo pezzi di ossigeno, ma io andavo lì perché ero una ragazza sola e forse anche un certo tipo di socialità diversa da quella prestabilita, può essere rivoluzionaria. Comunque non me ne sbatteva molto dei motivi, non li conoscevo mai in modo approfondito.

 

Qualcuno però qui li conosce molto bene, ed è incazzato nero.
Puzza di fumogeni, nubi rosa nell’aria, caschi integrali. Qualcuno qui sa benissimo che Monti, Gelmini, e compagnia bella, destra e sinistra insieme, si spartiscono l’Italia mentre fingono di scazzottarsi per dare spettacolo. Qualcuno qui con i suoi sedici anni è molto più convinto e consapevole di quanto non lo fossi io alla sua età. Forse perché la vita, anno dopo anno, si è inclinata vero una caduta ripida senza ritorno. Noi protestavamo contro la Moratti, contro la guerra in Iraq. Qui c’è gente che non vede più un futuro. Io stessa sono qui perché non vedo uno straccio di futuro, non sono riuscita a trovare uno straccio di lavoro, mi chiedono di pagarmi 3000 euro di corso d’inglese per lavorare. Studio e scrivo dalla mattina alla sera ma il sistema editoriale italiano, a meno che non sforni un bestseller con film incluso, non ti permette di campare con la cosiddetta arte. Arte è sinonimo di scansa fatiche in questo paese del cazzo. Porca puttana la gente vive nelle tende, nei capannoni, senza acqua calda. La scuola va a puttane, pare non serva più a niente. Vogliono un popolo di idioti così possono drogarci ogni giorno con le loro stronzate e convincerci a COMPRARE anche quando non sappiamo come arrivare a fine mese. Mi ricorda il film Essi vivono. La fantascienza è ormai divenuta realtà. I più grandi incubi horror del Novecento sono all’orine del giorno in questa vita di decadenza duemilesca. Io stessa non ho voluto fare la specialistica perché non ho certo bisogno di un’altra pezza per pulirmi il culo. Qui, se non si occupa tutto, ci ridurranno a tanti zombie che si nutrono l’uno del sangue dell’altro.

 

Parte il corteo. Mi sento un po’ strana. Qualcuno fa anche un po’ di battutine sui miei anfibi démodé. Qualcun altro mi guarda di traverso. Mi accorgo che quella ragazza sola vive ancora dentro di me e non vuole proprio lasciarmi. Ho imparato a non cercare l’approvazione negli altri. A tenermi il mio disagio, la mia solitudine, facendo lo stesso ciò che desidero, in ogni momento. Tra cori, schiamazzi e fumogeni, arriviamo a Termini nella più totale non violenza. Ci sono anche diversi insegnanti qui a manifestare con i loro studenti. E poi naturalmente i lavoratori precari, chi non ha più pensione, i centri sociali e tutti coloro che vorrebbero costruire qualcosa di diverso.

 

A mezzogiorno mi allontano perché ho un appuntamento importante a San Lorenzo. Ma sento che nell’aria c’è qualcosa. Qualcosa che non gira bene. So che qualcuno si farà male. Il Tevere vorrebbe straripare. Quando cerco di raggiungere il corteo il delirio è già iniziato. Arresti, gente che si prende manganellate in faccia. Qualcuno ci resterà sfregiato a vita. Il Lungo Tevere è attraversato da un’ondata di sangue e terrore. Penso che sarei potuta essere io quella con la faccia fracassata da un manganello. Penso che sarei potuta essere io una degli arrestati che continueranno a subire umiliazioni e vessazioni in questura. Penso che sarei potuta essere io quella identificata e denunciata, che vedrà sfiorire anche la lontana possibilità di un posto di lavoro. Penso che devo comprarmi un casco integrale e delle scarpe da ginnastica, perché qualunque altra cosa accada, io voglio essere lì, con loro. Quello che coloro che ci governano non sanno è che dopo che ci avranno tolto tutto, non avremo più nulla da perdere e allora diventeremo delle belve.

 

© Ilaria Palomba (articolo e foto)

2 Comments

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