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(foto di Luigi Annibaldi)

Ti svegli a Dublino. Panorami nordici e cattedrali. Freddo nelle ossa e locali goth.

Ti svegli a Parigi. Fai un’overdose di libri di cui non comprendi le parole. Conferenze. Cene orientali e viaggi lungo l’eternità delle scale del Sacro Cuore.

Ti svegli a Bari. Ti svegli a Roma.

Ti svegli dovunque e per la prima volta ti accorgi di essere sola. Ti frughi nelle tasche in cerca di una sigaretta. Ti strappi dalla faccia quell’espressione perplessa. Provi a concentrarti sui suoni, sui rumori, sugli odori del mondo.

Parigi sa di croissant e Dublino di frittura. Roma sa di smog a eccezione di qualche giardino. Ti perdi tra gli spicchi rosa che spuntano tra i rami. Poi la vedi: è lei, ne sei certa. Sta masticando chewing gum mentre cammina barcollando negli anfibi. Chiodo (fisso), mani in tasca e jeans stinti. Il vento le muove i capelli chiari, disordinati.

Ti svegli in camera tua e te la trovi davanti come un fantasma. Ti sta fissando, fissa proprio te. Sobbalzi. Ti accorgi di quante cose hai lasciato in sospeso durante tutti questi viaggi. Ti sgranchisci le gambe. Il ticchettio costante della tastiera inizia a darti alla testa.

– Hai bevuto ieri? – ti domanda lei.

Dovresti dirle che questa è casa tua e qui le domande le fai tu ma non ci riesci. Non riesci a convincerti che ciò che stai vivendo sia reale.

– Ci sono un po’ di faccende da sbrigare – fa lei.

Temporeggi. Sai che potresti alzarti dal letto e dare inizio alla tua giornata ma forse è troppo presto. Non vorresti alzarti. Navighi nei debiti e ciò non è certo fonte di serenità. Non hai nessuna voglia di capire che cosa stia accadendo. C’è una cosa però che ti spinge a metterti in piedi. Quel profumo. Quello strano profumo che emana, come se avesse catturato le fragranze delle città in cui sei stata, tutte insieme.

– Coraggio, fai la valigia, dobbiamo partire.

Vorresti chiederle chi diavolo sia, che ci faccia in casa tua e cosa voglia da te ma non lo fai. L’unica cosa che ti esce dalle labbra è un perplesso e confuso:

– Scusa?

La ragazza ti fissa per un istante, sono occhi neri taglienti. E sprofondi nelle tue viscere. Ci diamo fuoco? No, un attimo. Cerca di capire – dici a te stessa.

Ti alzi con quei movimenti lenti. Non sei abituata alla serranda alzata e il raggio di sole che penetra dai vetri ti fa bruciare gli occhi. Te li stropicci.

– Uff! Quanto tempo! – fa lei incrociando le braccia – Avanti sbrigati, dobbiamo andare ad Amsterdam

– A-ad Amsterdam? – balbetti.

– Ho trovato una svolta fenomenale per noi due

– Noi due?

La ragazza inizia ad annoiarsi e ti sbatte contro un foglio di carta. Lo afferri distratta tagliandoti l’indice con il bordo. E sopra leggi: LA SVOLTA. SOLDI FACILI. FELICITA’ ASSICURATA. E sotto: VIAGGIA GRATIS PER CONTO DELLA TUA COMPAGNIA E SCOPRI I VANTAGGI DI UNA VITA COMODA. COME ANNULLARE I DEBITI IN UN SOLO COLPO E SPASSARSELA.

Osservi la ragazza attentamente e ora che la guardi bene ti rendi conto di averla già vista ma non ricordi dove. Forse è stato a Parigi, a Montmartre, tra quadri e bar. O forse a Dublino, dietro il bancone, in quel locale fetish. Ma ora che ci pensi l’hai vista anche alla stazione di Bari: scendeva da un treno e saliva su di un altro. Quando ti sei avvicinata per capire chi fosse ti ha strizzato l’occhio.

– Che storia è? – domandi.

– Sei depressa? – risponde senza dar credito alle tue parole.

– Non lo so, io…

– Credi che la tua vita sia un inutile cumulo di noia e sofferenza?

Non ti dà il tempo di rispondere che:

– Ho la soluzione per te, un’ottima soluzione!

Ti stai chiedendo quale. Ti dice di sederti qui sulla poltrona verde. Può sembrare assurdo che una sconosciuta detti legge in casa tua ma ormai ti sei così lasciata andare che qualsiasi assurdità sembra essere la regola. Così ti siedi. Ascolti quanto ha da dire. Ti parla di viaggi. Soldi. Felicità. Usa espressioni come: ravvivare la tua esistenza o scegliere il massimo. Ti dice che esiste un modo per godersi la vita senza fare un beneamato cazzo. C’è solo una cosetta che devi fare.

– Cosa? – domandi subodorando la fregatura.

– Sognare

– Sognare?

– Sognare.

Non capisci bene di cosa si tratti ma all’improvviso sei tutta su di giri a fare la valigia e cercare i tuoi vestiti migliori. La ragazza ti sbatte l’armadio addosso e dice che il tuo look va rinnovato: deciderà lei come dovrai vestirti.

Il danno è fatto. Il miracolo compiuto. Sei in tutto e per tutto la tua sosia. E uscite di casa.

La ragazza ferma un taxi. Il tassista è una donna, anche lei bionda,anche lei in jeans e anfibi. Si volta verso di te e strizza l’occhio.

La strada sfreccia, i palazzi si sgretolano in lontananza, i semafori diventano verdi. I campi si confondono dietro i finestrini divenendo sempre più simili a un dipinto impressionista.

Sembra che da qui all’aeroporto ci voglia un’eternità e qualcosa nell’aria ti fa venire voglia di sesso. E’ quel profumo. Quella strana fragranza che emana la tua sosia. E poi quel modo di accavallare le gambe. Quel jeans stretto da schiattare che le lascia scoperti i fianchi. La maglietta nera arricciata. Il giubbotto che segue le linee dei seni. Il neo sul collo. Le labbra socchiuse con la lingua che passa e ripassa lì sopra. Le mani screpolate, così incredibilmente vicine alle tue da…

Non puoi. Ti dici. Devi cercare di dominarti. Non è questo il modo né il momento adatto. E poi che c’entra fare del sesso. Lei ti ha proposto un lavoro.

Eppure allunghi la mano verso la sua. Potresti beccarti un cazzotto nei denti. Eppure le vostre dita si sfiorano. E il tuo corpo sussulta al contatto. Gli sguardi si toccano. In meno di una frazione di secondo hai la sua lingua tra le labbra.

Il taxi si ferma. Ti riprendi. Per un attimo sei sola nella tua auto. E stai andando a soccorrere qualcuno. E’ solo undéjà vu , torni subito qui e ora. La tua sosia ti afferra la mano con la grinta che si addice a un cacciatore. Ti scaraventa fuori dall’auto al suo seguito. Il taxi va via. Niente soldi. Niente denaro. Prima di andarsene la donna lì sopra strizza l’occhio.

– Ti somiglia! E’ tua parente? – chiedi alla tua sosia mentre ti trascina in una corsa a ostacoli tra umani e valigie verso un gate che non conosci.

– No – risponde col fiatone – solo un sogno.

Correte, correte, siete arrivate in fila a una coda. Passate dal metal detector togliendovi tutta la roba metallica di dosso. Niente biglietti, niente controlli e siete sull’aereo. Sole.

Tutto il gran casino dell’aeroporto si è dissolto. Ora c’è lei, davanti a te. E niente più. Quell’odore. I suoi occhi neri. Mani. Fianchi. Lingua. E i vestiti volano via affollando le altre poltrone.

Ti stringe e ti senti strana. Ti tocca tra le cosce e sa esattamente cosa fare, dove toccare, come se conoscesse da sempre il tuo corpo. Ti schiaccia le labbra contro e poi giù sui seni e ancora, sotto la pancia.

– Chiudi gli occhi! – ti ordina.

Lo fai. Non hai mai provato una sensazione così forte. Senti le sue labbra sfiorarti appena il sesso e i tuoi umori entrare nella sua bocca. Senti il sapore dei tuoi umori nella bocca. Apri gli occhi. Lecchi  le sue dita. Le succhi. Ti abbassi tra le sue cosce. Vuoi arrivare alla sua anima. Ogni volta che gode, anche tu godi. Ogni volta che sussulta, lo fai anche tu. Le tue dita s’immergono nel suo sesso e strisciano sulla sua pancia. Il piacere esplode tra le gambe e raggiunge ogni muscolo. Il suo orgasmo è il tuo orgasmo. I vostri corpi cedono addormentati uno sull’altro.

Ti svegli ad Amsterdam ed è sparita.

Non sai più cosa fare e  perché.

Il panico è una scintilla che parte dallo stomaco e raschia i polmoni. E annebbia la vista e ottunde il cuore.

Il panico è stare in una città qualunque. Nessuno ti ascolta. Nessuno ti capisce. La gente passa e ripassa. Ma tu sei sola. Sola al mondo, indebitata fino al collo e priva d’iniziativa.

Il panico è il tuo piede destro che si blocca nella scarpa. Il panico è specchiarti nella vetrina di un coffee-shop e scoprirti sporca e sfatta. Coperta di stracci, senza più un posto dove andare.

Il panico è lo specchio che sussurra:

– Sogna, sogna! Devi sognare!

Ti strizza l’occhio e va via.

Il panico è quando osservi la gente attorno a te e ti accorgi che sono tante piccole te ovunque e in ogni direzione.

Il panico è quando ti fermi a chiedere indicazioni a una di loro e ti risponde con il tuo nome.

Non ti svegli mai più.

 

 

 

© Ilaria Palomba

One Comment

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