Skip navigation

Martedì 19 giugno ’12

Image

Sono scesa in quell’antro per la prima volta aggirandomi tra odori d’incenso e pece, sguardi sconosciuti, vestiti lunghi, cappelli, giacchette anni ’30. Percorri la rampa di un garage, precipiti in un luogo che ha del surreale: sedie alle pareti, mercatino dell’usato, oggetti d’antiquariato, tappeti rossi. E la gente, la gente è diversa dal mondo comune, sembrano usciti da un’opera di Antonin Artaud o da una Parigi idealizzata, surrealista o bohemien. Sugli scaffali film di Truffaut e Antonioni, libri di poesie, letteratura orientale.

Poi attraversi una porticina bianca e ti siedi su cuscini rossi. La prima volta, due anni fa, c’era questa ragazza seduta s’un divano, con i riccioli scuri davanti al viso, un vestito lungo nero, morbido, gambe divaricate e gomiti sulle cosce a reggersi la testa. Sollevava a poco a poco il capo e cominciava a interpretare poesie di una bellezza struggente.

Quel giorno avvertii un legame con lei, un moto inspiegabile, di pancia, quegli attimi mistici in cui ogni cosa è chiara. Mi sono posta interrogativi sulla sua storia, su come fosse giunta alla poesia e al teatro.

Oggi quella stessa attrice è in scena insieme ad altre cinque persone. Io sono sempre sullo stesso cuscino rosso e sembra che il tempo si sia fermato. Qualche giorno fa ho fatto un’operazione e mi hanno consigliato di restare a casa, con il ghiaccio sulla zona dolente. Ma mentre osservo i loro movimenti ipnotici, quasi una danza, come un mondo che tenta di emergere dalle ceneri del nostro, come un flusso di energia che attraversa le membra, il mio dolore scompare, ogni cosa scompare.

Lei si chiama Alessia D’Errigo e il suo maestro è Antonio Bilo Canella, il luogo in cui mi trovo è il Cineteatro, e non sono ancora certa che si tratti della stessa dimensione in cui si è soliti vivere. Ogni cosa qui è trasfigurata. L’anno scorso ho frequentato un workshop con Antonio Bilo Canella e Hossein Taheri di Performazione, è stato bello e terribile, come confrontarsi con il proprio doppio. Come entrare nella mente di dio e uscire dalle sue cosce diventando altro.

Oggi sette esseri umani diventano Amleto, la guerra, l’amore, la rivoluzione, l’ombra inquietante di un destino segnato. L’inganno, la vendetta. Li vedo aggirarsi fluidi in una specie di trance, li ascolto pronunciare parole che ricordano deliri. È uno spettacolo di ascesi collettiva, siamo tutti Amleto, siamo tutti traditi da un popolo invasore che entra nelle vite con le grazie di un gioco. Il mio regno era l’amore, dice Antonio, ma ho dovuto agire, perché se ti prendono tutto non puoi restare a guardare.

Suoni e luci che riscaldano e poi raffreddano l’ambiente, si espandono e si rabbuiano, mi fanno scivolare nel loro mondo, che non è un mondo dietro il mondo, è una verità intima che tutto unisce in un aroma viscerale di canti ebbri, voci, parole che entrano nella pancia e perforano l’inconscio.

Mi chiedo come sia possibile raggiungere le viscere, loro ci riescono. E la cosa pazzesca è che è tutto improvvisato, non c’è testo, non c’è copione, non ci sono prove, solo laboratori, training, un gioco sacro in cui s’impara a esperire alterazioni della coscienza.

Mi vengono in mente le mie di alterazioni, quando in passato ho danzato a occhi chiusi per dodici ore sotto musica trance ossessiva, danzavo con gli dei nella pancia e i demoni tra le cosce. Mi viene in mente un tempo passato, da bambina, quando, per sfuggire alla morsa del tempo, sbattevo gli occhi e trattenevo il respiro fino a  piombare a terra trafitta dalla luce. Mi tornano in mente i miei sei anni e il dormiveglia di sagome olografiche e balli in maschera ottocenteschi, una colonna sonora Beethoveniana che suonava a lungo ma solo nella mia testa.

Mi torna in mente ogni cosa come se vivesse simultaneamente nel mio corpo e fuori dai bordi di questa realtà che tutto congiunge.

Quando lo spettacolo finisce vado da Alessia per complimentarmi, mi invita a recitar poesie su questo palco tra qualche mese, un sorriso mi solca il viso come una falce e devo fermarlo perché ricomincio a sentire i dolori dell’operazione, la guancia che tira, il fottuto dente del giudizio per cui hanno dovuto aprirmi la mandibola. È il terzo che tolgo in un anno. Si vede che da queste parti il giudizio non arriverà mai, e se arriva va estratto con bisturi e pinze.

Alessia mi chiede di “Fatti male”, dice che vuole comprarlo. Dice che presto pubblicherà anche lei, poesie. Le faccio i  miei complimenti e non ho le parole giuste per esprimere ciò che riesco a provare guardandola in scena, ma non c’è bisogno di parole perché lei lo sa benissimo.

Saluto Antonio Bilo Canella, e lo ringrazio di aver creato un universo così vero.

Torno a casa e comincio a sognare, spero di non svegliarmi mai, non del tutto.

Artisti che hanno preso parte alla performazione: Antonio Bilo Canella, Alessia D’Errigo, Caterina Gramaglia, Tessa Canella, Francesco Di Giacomo, Massimiliano Tradii Bersani.

2 Comments

  1. Che dire… onorato che tale bellezza di penna si soffermi su di noi…

    • Antonio, sapere che esistano persone come te e Alessia e luoghi gravidi d’arte come il Cineteatro, in questa società in cui tutto sembra una corsa a premi a chi ha più roba (che sia denaro, successo o altro), è come trovare un’oasi nel deserto. Amo il vostro lavoro, la vostra dedizione, il vostro spazio sacro.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: