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Ho visto per la seconda volta Sandrine nella pioggia di Tonino Zangardi, questa volta in un cinema: CINEMA FILMSTUDIO di ROMA ( Trastevere). Un film come non se ne vedono da anni nel cinema italiano. Un’attrice mozzafiato per bellezza e bravura, Sara Forestier, una sceneggiatura da brivido, una fotografia di serie A e, soprattutto, una storia emozionante e coinvolgente trattata in maniera originale.

Lui (Adriano Giannini) è un poliziotto. Lei ha il viso di un angelo o di una bambola assassina, entra nella sua vita poco per volta, misteriosa come una visione, il volto coperto da un ombrello rosso, una sensualità inquietante come qualcosa di fragile che va protetto e insieme un’arma affilata che potrebbe distruggere ogni cosa.

Lui è uno sbirro, la sua vita è fatta di violenza, ma una violenza socialmente accettata, una violenza che deve mettere in conto gli incidenti sul percorso. Uccidere una persona per sbaglio durante una sparatoria non può che essere uno dei rischi del mestiere. Da un lato c’è questo utilizzo normativo della forza, delle armi, di quel ruolo sociale che possiede e che fa di lui un protettore della legge, dall’altro un amore stabile e sicuro, di quelli che poi si concludono in un matrimonio, una vita segnata, precisa, una vita che non contempla infrazioni.

Eppure lui non è uno sbirro qualsiasi, un incidente sul percorso può diventare l’inizio di una crisi totale, una messa in questione di se stessi, del proprio amore, della propria esistenza nel suo insieme. A perpetrare la crisi e farlo cadere in un universo sotterraneo, visionario, pericoloso, a insinuare il dubbio e ad accrescere il vuoto interiore, c’è lei: Sandrine, questa donna misteriosa con un passato da dimenticare, accompagnata dalla pioggia e dalla tempesta.

Ed è una tempesta, un turbine, un uragano interiore, a travolgere Leonardo e a scaraventare la sua vita in una caduta verso il sottosuolo. Una tempesta guidata da curiosità, dal desiderio maledetto e chimerico di qualcosa che non ha. Il dubbio che cresce dentro e va a insinuarsi negli anfratti quotidiani del vivere, l’incontro con una vita così diversa, la sensazione che la verità non sia quella che gli hanno insegnato sin’ora a colpi di manette e pistole. Lo sguardo verso questo regno del sottosuolo, del degrado della follia. Una città dipinta con toni lynchiani e l’oscurità interiore, incontro di eros e tanathos, che fa della scoperta una perdita, del desiderio una forma di morte, della ricerca dell’ignoto un’ossessione.

Leonardo si troverà al bivio estremo tra amore e desiderio, tra normalità e pazzia, tra permesso e proibito, un bivio dal quale non si può tornare indietro, mai. Tenuto d’occhio come un bambino dal suo capo nonché fratello della sua promessa, ogni sbaglio, ogni errore, ogni deviazione sul percorso netto e prestabilito, gli costerà caro e lo condurrà in un luogo oscuro della vita e della propria anima, dove ogni certezza abbandona in vista di una caduta libera verso il regno infinito delle umane possibilità.

Sandrine è lì, a guidarlo,  nella fuga estrema dai sentimenti, quelle cose viscide e dense nella pancia, che fanno male, dilaniano e trafiggono, come piccole lame dentro la pelle.

È stata la vendetta a farli incontrare ma la vendetta non basta, la carne trionfa, la carne sopra lo spirito, la carne sacra dei tradimenti e delle speranze. Il desiderio tragico, come qualcosa di scritto nelle stelle, li unisce e li divide, perché un uomo e una donna destinati a incontrarsi ogni volta e ogni volta perdersi, non sono un semplice uomo e donna, sono archetipi, sono Cristo e Maddalena, sono Eros e Psiche, sono Orfeo ed Euridice. Non si può vivere la passione estrema senza perdere qualcosa di importante: la ragione, gli affetti o il senso dell’esistenza.

Tutto finisce, dice Sandrine, e di ciò che non finisce prima o poi ci si stufa.

http://www.youtube.com/watch?v=ojzLL87V7Vs

2 Comments

  1. Bella recensione! Condivisa sulla pagina facebook di Nero Cafè. https://www.facebook.com/blog.nerocafe


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